23 aprile, LA STORIA DEL PONTANO PDF Stampa E-mail

 

Nel 1988 un gruppo d’amici, tra cui Gianluca Moccia e Sabino Rascio fonda l’AS Audax Vomero la cui squadra di basket partecipa alla I Divisione giocando sul campo all’aperto di Via Manzoni. Dal 1989 Rascio assume l’incarico di coach del team che vinse il torneo, ma per mancanza di fondi, rinunciò alla categoria superiore. Salto che, poi, avvenne nel 1994. Nel campionato seguente, dopo sole 5 partite, la società rischiò di chiudere i battenti. Poi la svolta con la fusione con l’Associazione Ex alunni dell’Istituto Pontano e con un anonimo benefattore, che volendo ricordare il campione di nuoto Fritz Dennerlein; cambiò la denominazione sociale in Fritz Dennerlein Pontano Basket. Nel 1997, ai Salesiani al Vomero, la formazione partenopea conquistò la serie D al termine d’una cavalcata trionfale (15 successi consecutivi). Indimenticabili quelli contro il Forio (a gennaio, sul parquet all’aperto isolano con un freddo gelido ed un calorosissimo pubblico), contro il Cb Fuorigrotta (con una rimonta da meno 22) e contro il Trade (con due tiri liberi quasi allo scadere di Vincenzo Lanzaro).
Nel 2002, dopo alcuni tentativi falliti, c’è stato l’approdo in C2 con un roster fantastico, un mix d’esperienza (Alfredo Guerra, Renato Gagliardi, Mauro Buongiovanni, Armando Licursi), gioventù (Francesco Notaro, Roberto Furno, Armando De Martino e Davide Piccirillo) e classe (Andrea Bachrach e Michele Tempesta) grazie anche all’operato dello storico ed instancabile dirigente Savino Sonetti (poi passato allo Scafati di Lega 2) e sostituito da Luca Coppola Bottazzi.
Nel primo anno c’è la partecipazione ai play off. Sempre a metà classifica nelle due edizioni seguenti con le prime vittorie delle selezioni giovanili (trionfo dei cadetti nelle finali di Caserta). Nel 2005/06 il trasferimento al PalaBarbuto per l’indisponibilità del Collana. Nonostante ciò giungono nuovamente i play off, bissati la stagione seguente. Pochi mesi prima c’era stata, l’affermazione in Coppa di Lega confermata 12 mesi dopo.
Nel 2007/08 la storica promozione in C1 centrata nella serie finale contro Cercola disputatasi al PalaMangano di Scafati davanti a 4000 spettatori, principalmente napoletani. Nella prima esperienza nella categoria superiore, il raggiungimento della salvezza nei play out. Dopo un girone d’andata vissuto in piena zona play off, c’è stato un periodo di crisi durante il quale è stato inserito nello staff tecnico il professor Mario Della Moglie che, con il suo prezioso contributo, ha permesso alla squadra di rimettersi in moto e di volare poi, negli spareggi per non retrocedere. Nel campionato successivo, è inserita nel girone F dove conquista la salvezza senza passare per i play out. Nel torneo recentemente finito, sogna fino alla penultima giornata l’ingresso nei play off. L’annata resta, comunque, indimenticabile.
Ora la sua storia sportiva proseguirà con la denominazione “NAPOLI BASKETBALL srl”, la nascente società di capitali che raccoglierà l’eredità dalla ventennale esperienza del Pontanoche continuerà a gestire il reclutamento e l’organizzazione del settore giovanile, fondamentale per la proiezione a lungo termine dell’intero progetto attraverso la satellite Basketlandia
 
 
La storia del Pontano che è indissolubilmente legata a quella di Sabino Rascio. Com’è nata l’idea di fondare questa società? “Nell’estate del 1988, cinque amici volevano coltivare un sogno: fare sport in maniera tranquilla e spassionata, privilegiando i valori del gruppo e della coesione”.
Oltre al Pontano, hai allenato anche altre formazioni? “Non e non sarei mai stato capace di allenare altrove. Dopo aver guidato questo roster dalla fondazione fino al 2005/06, portandolo dalla prima divisione alle semifinali di C2 (ed alla Coppa di Lega), dissi basta, sia perché lo stress della panchina era insostenibile, sia perché ho lasciato spazio a tecnici “veri”, come Mimmo Maddaluno e Antonio Barbuto”.
Quale il tuo ricordo più bello legato a questo sodalizio? “Più dei campionati vinti, il ricordo più bello è quello della salvezza del 2008/09, contro tutti i pronostici e nonostante l’inesperienza e le tante difficoltà”.
Quale, invece, il tuo ricordo più brutto legato? “La scomparsa del Prof. Mario Della Moglie nell’agosto 2009. Era una figura speciale per tutti noi; molto più che un preparatore atletico, ma un padre ed un fratello maggiore”.
Racconta qualche aneddoto particolare, curioso legato a questa compagine. “Più che aneddoti, mi piace pensare a tutti gli uomini veri che ho conosciuto durante quest’avventura. Persone come Savino Bonetti, Donato Romanelli, Arturo Erbaggio ed appunto il Professor che hanno compiuto grandi sacrifici e fatto a cuor leggero tante rinunce per portare avanti quest’avventura”.
Cosa significa rappresentare la tua città?E’ un pensiero che ti emoziona, soprattutto quando vai lontano, in trasferta, ma che a volte ti fa rabbia, soprattutto quando ti scontri con le difficoltà e le amnesie di questa città”.
 

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