10 maggio, IL 1° SCUDETTO DEL NAPOLI RIEVOCATO DA... PDF Stampa E-mail

Il racconto diretto, live, di quegli indimenticabili minuti di 25 anni fa e le note di “Napule è” di Pino Daniele aprono l’odierna puntata di 91° MINUTO in onda su Radio Club 91. Era il 10 maggio 1987 quando il Napoli vinse il suo 1° scudetto. “Ero sul terreno di gioco con Galeazzi – racconta il giornalista PAOLO PAOLETTIMi ricordo gli occhi tra lo sbigottito e l’estasiato dei fratelli di Maradona che cercavano di inseguirlo durante l’esultanza post gara, ma non riuscirono a raggiungerlo. Diego si avvicinò a me per dirmi che finalmente aveva vinto a casa sua perché Napoli lo era diventata. Un sentimento difficile da ritrovare nel calcio odierno, ma neanche in quello di allora. Questa rievocazione deve significare qualcosa per De Laurentiis, ma ho diversi dubbi. Quel Napoli è stato costruito grazie all’abilità di Italo Allodi puntando su tanti giocatori che vennero perché c’era Diego. Oggi nessuno vuole giocare con Cavani e Lavezzi vuole andare via. Il club non attrae più ed è un aspetto indispensabile per tentare di ripetere quella impresa. La storia serve per tracciare il futuro”. “Ricordi bellissimi, stupendi, fu un periodo magico – dice il capitano BEPPE BRUSCOLOTTIAvevamo il miglior calciatore del mondo, un’ottima squadra, un pubblico eccezionale. Sono stati momenti magici, da pelle d’oca. Con il trascorrere delle giornate, la rosa aveva sempre più fiducia, consapevolezza della propria forza. Quello scudetto fu una sorte di riscatto per la città. Questa sera nel mio ristorante ci sarà una festa particolare, ho invitato i protagonisti di allora, spero vengano in tanti. Diego è impegnato e non può essere presente per le note vicende giuridiche, ma spero che presto possa tornare. Oggi le bandiere non esistono più ed un esempio lampante è la situazione attuale di Del Piero. Purtroppo il calcio s’è evoluto ed i giocatori famosi”. “Quel giorno ero a casa dei miei nonni – ricorda il giornalista RINO DAZZOL’ho vissuto in un’atmosfera magica che solo i bambini vivono. In quegli anni i partenopei giocavano alla pari contro le grandi. Quella squadra era un mito che, dopo aver assaporato pochi momenti belli, è evaporata e lasciato il posto a tanti momenti brutti che, forse, non sono ancora terminati”. “Ero un garzone di redazione: da poco ero stato assunto nella redazione sportiva guidata da Romulo Acampora – racconta TONY IAVARONE (responsabile pagine sportive Il Mattino) – In una straordinaria redazione de Il Mattino muovevo i primi passi. Quel giorno ero in redazione dov’era già pronta una prima pagina molto bella, realizzata dal capo dei grafici. Io seguivo da lontano la partita con collegamenti in bassa frequenza. Eravamo pronti a lavorare pur non negando che c’era un mix di giornalista e tifoso. Alla fine è emersa la prima persona e tutte le migliori energie della testata furono arruolate per quell’argomento. Ai giovani è stato un momento che ha insegnato tanto in particolare nel saper conservare la freddezza in momenti concitati. E’ una data che resta scolpita nella storia del Napoli e del calcio italiano”. “ Ero allo stadio come tutte le domeniche – afferma l’assessore GUIDO TROMBETTIE’ stato uno dei grandi eventi in cui la città ha trovato un’identità collettiva, trasversale a tutti gli stadi sociali. Tutti lo vissero come un momento di grande positività. Ne ricordo poche. A memoria menziono il G7, il Maggio dei Monumenti. Personalmente è stata una straordinaria emozione sia allo stadio sia l’interminabile notte di festeggiamenti. Nel mio piccolo condominio borghese fu festeggiata una festa cui parteciparono tutti, anche coloro che non erano appassionati di calcio”. “

 

Anche gli artisti partenopei ricordano il 1° scudetto del 1987. “Ero a casa, in famiglia: parenti, cugini – rivela GINO RIVIECCIOEra una giornata molto calda, afosa, arbitrava Pairetto che ci ha portato spesso bene. Un pomeriggio emozionante: dopo la gara scendemmo in strada per MonteCalvario, SpaccaNapoli. La città era uno spettacolo: tabernacoli con le effige di San Diego, striscioni, bandieri. La fantasia della gente arrivò ai massimi livelli con slogan rimasti nella storia. Come festeggiamo noi non accade in altre città. Io ero reduce dalla grande veglia televisiva condotta da Michele Plastino. Una giornata irripetibile come il matrimonio, la nascita di tuo figlio, la laurea”. “Fu una vittoria della società sportiva e della città che aveva spesso subito maltrattamenti – aggiunge il comico FRANCESCO PAOLANTONIEro a casa con gli amici, l’esultanza fu di pancia, poi dopo la partita, per le strade realizzai un videoservizio amatoriale in cui immortalai la gioia della gente che mi coinvolgeva. Fu l’esempio del potenziale straordinario dei napoletani. Abitando a via Duomo girai per i quartieri popolari dove vidi scene incredibili, mai viste, indimenticabili”. “Ero in curva B, non potevo crederci – svela lo scrittore MAURIZIO DE GIOVANNI Per 2’ stetti fermo con gli occhi chiusi cercando di convincermi che era realtà, Intorno a me accadeva il finimondo. Dopo l’uscita dallo stadio passeggiai per la città. A Forcella c’era una pizzeria che regalava le pizze fritte. C’era una 500azzurra scoperta che girava carica di persone, almeno 10/15 persone. Questi ricordi li ho riassunti in un mio volume. E’ fantastico ricordare che non ci fu alcun incidente, ferito, danneggiamenti, furti. Fu una gioia collettiva, sfrenata, pacifica”.

 

Domenica la serie A chiuderà i battenti dell’edizione 2011/12. Allo stadio San Paolo arriva il Siena. “Che Siena sarà, ma soprattutto che Lazio–Inter sarà? – si domanda il giornalista PAOLO PAOLETTI – Non penso che il Catania riuscirà a fermare l’Udinese. All’ombra dell’Etna c’è aria di smobilitazione: dopo Lo Monaco, anche Montella è in partenza. La combinazione di risultati utili agli azzurri è troppo complicata per realizzarsi”:

 

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