14 febbraio 2015, TRASFERIRSI A QUARTO, MA C' BELLA PENSATA!" PDF Stampa E-mail

 Rosario C. è nato ad Augusta (provincia di Catania), dove ha vissuto per diversi anni prima di trasferirsi in Lombardia. Qui ha completato gli studi, ma soprattutto ha lavorato, come imprenditore, in più settori. La crisi economica lo aveva spinto a tornare in Sicilia, ma la figlia è stata assunta nel napoletano e, quindi, per aiutarla nell’accudimento dei figli piccoli, s’è trasferito a Quarto. “Sinceramente maledico il giorno che ho scelto di vivere in questo paese – esordisce – Con tutto il rispetto per i tanti abitanti che sono bravi, onesti, squisiti, ma c’è un degrado profondo, imbarazzante, vergognoso. Cattivi segnali li ebbi sin dal principio. Quando uscii, per la prima volta dalla tangenziale, vidi una marea di spazzatura ovunque, con materiale di risulta di ogni genere. Sono state immagini choccanti per una persona che proviene da un contesto nettamente migliore. Mi sentivo perso, triste, sconfortato”. Non capiva come la gente potesse vivere in tale brutto scenario. Non sapeva del pericolo discarica al Castagnaro che incombeva su Pozzuoli e su Quarto. Lo ha scoperto poco tempo dopo informandosi. Voleva conoscere, capire il territorio ed ha iniziato a girare, a piedi ed in auto. “Nelle strade non ho mai avuto il piacere di incontrare uno spazzino – racconta – Al nord le città sono sempre pulite con un’organizzazione precisa, attenta, seria, con controlli rigorosi. Sono previste sanzioni per i dipendenti inoperosi. Qua li ho trovati solo all’isola ecologica di via Lenza Lunga, ma intenti a parlare, a concentrarsi sui fatti loro. Al massimo ti indicano dove depositare i rifiuti ingombranti e l’operazione non è semplice, comoda per un anziano. Spesso mi sono chiesto quanti sono e qual è lo stipendio che percepiscono per essere inermi e perché dobbiamo accettare tale situazione”. Interrogativi leciti per un cittadino che, come numerosi altri, paga regolarmente le tasse statali e comunali. “Non si capisce come sono spese queste risorse finanziarie e quelle provenienti dai bandi dell’Unione Europee – rilancia – Vorrei leggere i bilanci dell’ente di via De Nicola. Sembra non esserci interesse verso le esigenze della popolazione che, contemporaneamente, mi appare spenta, disinteressata al paese. Molti, ormai, sopravvivono, sono rassegnati. Alcuni mi hanno detto “stai tranquillo, ti abituerai a questo contesto”. Frasi che mi hanno sbalordito. Sinceramente non sarà così”. Non accetterà passivamente uno scenario raccapricciante, arretrato strutturalmente e mentalmente. “Al Nord c’è una maggiore attenzione verso l’anziano che se è in buone condizioni costa meno allo Stato, quindi, a tutti noi – prosegue – Ci sono strutture dove possono eseguire piccoli esercizi fisici per tenersi in forma oppure attività didattiche per tenere allenata la mente. Al sud sono completamente abbandonati al loro destino. Non c’è un luogo sicuro dove possano trascorrere le giornate. Ahimè ho scoperto che lo stesso problema lo hanno anche i giovani”. Bar, centri scommesse, i marciapiedi, la villa comunale sono i “punti” dove tanti si incontrano, dialogano, si confrontano, ma non tutti sono ideali per questi scopi. Occorre altro per completare la rinascita sociale della gente. Un contributo lo stanno dando le contrade. “Ho assistito spesso al palio di Legnano che è il terzo per importanza in Italia – rivela – Anche quella città è divisa in contrade che organizzano molte iniziative. Hanno, però, il sostegno del comune che è sensibile, le sovvenziona. Inoltre la manifestazione principale dell’anno è sempre migliore, più bella e coinvolge realmente tutta la comunità”. Si avverte lo spirito di appartenenza al territorio che, in tale zona, riguarda soltanto una parte degli abitanti. Alcuni sono assenti e di quest’area subiscono solo le negatività. “La mia auto, come numerose altre, urla per il dolore provocato dalle pessime condizioni dell’asfalto – dice – Ci sono voragini, avvallamenti che sovente sono rattoppati alla meglio con sabbia, terriccio e pietre. Spesso dopo pochi giorni tale materiale vola via e le buche tornano come prima o anche peggio. Questi non sono interventi a regola d’arte come dovrebbero essere in un comune civile. E’ vero che i meridionali sono ingegnosi, bravi nell’arte dell’arrangiarsi, ma non devono sfruttare tale capacità in queste opere. Coloro che pagano regolarmente i tributi devono avere in cambio servizi efficienti, funzionali e non un paese caratterizzato da tale profondo degrado, arretratezza. E’ amaro dirlo, ma non sembra di essere nel 2015”. Il calendario sembra essersi fermato agli anni ’70.

 

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