10 gennaio 2020, Inter, rosa potenziata a gennaio PDF Stampa E-mail

 Una rosa già molto forte, competitiva è stata ulteriormente potenziata nel mercato di gennaio con 3 innesti mirati, precisi, ben pagati per puntare meglio a tutti i traguardi possibili (scudetto, Europa League e coppa Italia che, ad oggi, è il trofeo più velocemente raggiungibile, mancante dal 2011, ultimo di 4 trionfi nel terzo millennio). Nella zona nevralgica del campo, numericamente erano in 6 per 3 posti, ma alcuni non convincono pienamente Antonio Conte pur essendo stati schierati tanto in seguito agli infortuni dei migliori, quindi, gli amministratori delegati Alessandro Antonello e Beppe Marotta hanno dovuto aprire “i cordoni della borsa” per consentire al direttore sportivo Piero Ausilio di piazzare un colpo per quel settore. Il cambio di allenatore al Barcellona ha rotto gli equilibri esistenti e, quindi, Arturo Vidal ha preferito restare in Catalogna e giocarsi le sue chance pur sapendo della grande stima del tecnico salentino che lo esaltò nella Juventus (insieme nel triennio 2011/14). A quel punto le risorse finanziarie (quasi 20 milioni di euro) sono state dirottate su Cristian Eriksen, centrocampista polivalente (trequartista, mezzala, esterno solo nel 4–2–3–1), classe 1992, dotato di grande personalità, intelligenza tattica, buon tiro con ambo i piedi. Dopo aver vinto 3 Eredivision consecutive, 1 coppa dei Paesi Bassi ed una Super Coppa con l’Ajax (dal 2009 al 2013), ma nulla con il Tottenham (in 6 anni e mezzo chiusi con 69 reti di cui 14 su calcio di punizione), il danese vuole fare un salto in avanti e l’Inter può consentirglielo. Finora 3 presenze (1 da titolare, ma per 58’) tra serie A e Coppa Italia in cui ha iniziato a mostrare le sue qualità, capacità ma l’inserimento sarà graduale perché il mister chiede ai centrocampisti “lavori di posizionamento e di apertura che non sono facili da assimilare”. Comunque sarà utile alla squadra perché “sa leggere il calcio”. Ora in mediana ci sarà una bella concorrenza con Marcelo Brozovic, Nicolò Barella e Stefano Sensi (out per un risentimento al polpaccio sinistro) con Matias Vecino, Roberto Gagliardini (fermo per un trauma all’avanpiede destro con edema osseo) e Borja Valero che saranno utilizzati meno. L’uruguaiano voleva essere ceduto, ma non sono giunte offerte importanti e, però, è stato importante nel derby di domenica sera (suo il gol del momentaneo pareggio).

Le fasce erano un’altra nota dolente. Il 3–5–2 richiede molte energie agli esterni e 2 (Antonio Candreva e Cristiano Biraghi) non bastano sino a giugno. Non è ancora pronto Kwadwo Asamoah e con la cessione in prestito al Newcastle di Valentino Lazaro (ha passo, qualità, ma non ha imparato quei particolari tattici che sono fondamentali per fare il quinto), la dirigenza né ha cercati di validi. Le condizioni fisiche di Leonardo Spinazzola non garantivano la giusta continuità di impiego e, quindi, è stato tesserato Ashley Young che, pur essendo un classe 1985 (nato il 9 luglio) è integro fisicamente e può giocare tranquillamente da terzino, da quinto, da ala sia a destra sia a sinistra (negli ultimi 5 anni ha un minutaggio simile sulle due fasce). In stagione, con il Manchester United, solo 18 presenze in tutte le competizioni. Ha l’esperienza per sfruttare le occasioni che gli saranno concesse. Il nigeriano Viktor Moses (classe 1990) è, invece, un’incognita. Conte lo conosce bene per averlo allenato al Chelsea (2016/17) dove era quasi sempre titolare e fu trasformato da elemento offensivo in quinto, ma a causa di due pesanti infortuni muscolari il ragazzo ha giocato solo 1578’ (distribuiti su 23 apparizioni) nell’ultimo anno con i turchi del Fenerbache. Non entrava in campo dal 30 novembre scorso prima di essere titolare contro l’Udinese. Inserito, invece, nel finale nel derby. La ciliegina sulla torta della “campagna trasferimenti di riparazione” sarebbe stato un attaccante per colmare il vuoto solo numero di Matteo Politano (11 presenze, solo 2 da titolare) che, ben presto, è risultato poco adatto alle direttive del tecnico che, anche in assenza di Alexis Sanchez, gli ha preferito Sebastiano Esposito (classe 2002) su cui il club punta, ma deve tenere i piedi per terra, lavorare sempre sodo, seguendo i consigli dei compagni. Nessuno gli mette pressione, ma deve dare il suo apporto quando sarà chiamato in causa perché, non sono arrivati il francese Oliver Giroud (il Chelsea voleva almeno 6 milioni per un classe 1986 che a luglio si libera a 0), lo spagnolo Fernando Llorente, il gabonese Pierre Erick Aubameyang (in scadenza nel 2021 con l’Arsenal). Nessuno di loro sarebbe però stato inserito nella lista Uefa in quanto i 3 posti disponibili sono stati riservati a Eriksen, Moses e Young che sono più utili per il prosieguo della stagione europea.

Fondamentale sarà il contributo del portiere Samir Handanovic che, attualmente, è bloccato da un’infrazione al mignolo della mano sinistra (rimediata nell’allenamento prima della trasferta friulana). E’ stato realizzato un apposito tutore in carbonio, ma la soluzione non convince pienamente e, quindi, nelle ultime 2 partite è stato sostituito da Daniele Padelli che è tornato in campo ben 1253 giorni dopo il suo ingaggio. Il mister ha grande stima di lui (lo convocò in nazionale senza farlo mai debuttare), ma la prestazione nel derby è stata incerta, poco rassicurante e così è stato convocato d’urgenza Emiliano Viviano (svincolato dopo la breve ed infausta parentesi con lo Sporting Lisbona) che, in mattinata, ha superato positivamente le visite mediche ed i test d’idoneità. Nelle prossime ore sarà tesserato (dopo esserlo stato già nel 2011/12, ma 0 partite) potendo così dare quella sicurezza, quell’esperienza (anche internazionale) che occorre in vista del pieno recupero dello sloveno. Ricordiamo che il 34enne toscano ha militato anche nella Spal, nella Sampdoria (2014/18), nel Bologna (2009/11), nel Brescia (2005709), nella Fiorentina (2012/13) e vanta 6 gettoni con l’Italia di Cesare Prandelli (2010/11), 4 con l’Olimpica per i giochi di Pechino 2008, 10 con l’Under 21 (2006/07, europeo incluso), con l’Under 20 (2004/05 mondiale incluso). Percorso breve, non proprio agevole per l’Inter in Coppa Italia. Negli ottavi ha eliminato facilmente (4–1 al Meazza) il Cagliari, nei quarti ha superato (2–1 sempre a San Siro) la Fiorentina che, con mister Beppe Iachini, è una squadra molto più tenace, combattente, volitiva che ha provato a sfruttare la serata di emergenza dei neroazzurri che, però, con la classe, il talento dei propri big sono riusciti a soffocare ogni velleità dei viola.

 

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