24 gennaio 2020, Juve, una rosa lunga, vincente PDF Stampa E-mail

 Cambiano gli allenatori, i moduli, i giocatori, ma non i risultati, le prestazioni. Così fu da Antonio Conte a Massimiliano Allegri e così è da quest’ultimo a Maurizio Sarri. La Juventus è in testa alla classifica (già campione d’inverno) anche se non domina nettamente (+4) per merito dell’Inter  e della naturale fase di adattamento iniziale alle idee, alle richieste del nuovo mister che si sta rivelando leggermente più duttile, meno integralista, rispetto al periodo partenopeo. Cominciata la stagione con il 4–3–3 (con alcune varianti rispetto agli anni campani) ha spesso virato sul 4–3–1–2 per sfruttare meglio le caratteristiche dei componenti una rosa lunga, di qualità e con elementi in grado di disimpegnarsi bene in più ruoli e ciò risulta fondamentale per competere in tre competizioni e quando gli infortuni ne fermano ben 10 (non tutti contemporaneamente). La difesa è stata la più bersagliata, ma le capacità, la personalità e l’esperienza di Leonardo Bonucci (3 reti, sempre titolare, sostituito solo contro l’Udinese al 76°) hanno garantito sempre la quadratura, la solidità del reparto in cui si è inserito positivamente l’olandese Matthijs De Ligt che ha mostrato le sue doti (visione di gioco, buoni piedi, padronanza tecnica, propensione al gol specie di testa). Un breve calo di forma (tra metà dicembre ed inizio gennaio in cui ha saltato 2 turni, quasi 3, più la Super Coppa tricolore) è naturale considerando che la Eredivision è meno impegnativa, stressante della serie A. In questo frangente ha sfruttato al massimo la fiducia ricevuta il turco Merih Demiral (4 partite da titolare) che, secondo alcuni esperti, si integra meglio con Bonucci, ma ora ogni ulteriore verifica è rimandata alla prossima stagione. In attesa del pieno recupero di Giorgio Chiellini (si vocifera già a febbraio) dovrà essere pronto, concentrato, determinato Daniele Rugani che, finora, ha giocato soltanto contro il Genoa (il 30 ottobre) e 2 volte in Coppa Italia (contro Udinese e Roma), ma ora è l’unica alternativa come centrale. In nazionale Emre Can gioca in quella zona, ma in una linea a 3, non a 4, quindi, con movimenti diversi, soprattutto se sulle fasce hai due velocisti, abituati a spingere come il colombiano Juan Cuadrado (da 8 giornate insostituibile sulla destra) ed il brasiliano Alex Sandro (migliorato in copertura rispetto agli esordi in bianconero. Escluse fratture al costato, le sue condizioni sono monitorate quotidianamente). Alle loro spalle ci sono Danilo Luiz Da Silva (contro il Parma si è mosso bene pure a sinistra, poi ha rimediato un infortunio muscolare in Coppa) e Mattia De Sciglio (fermati entrambi in autunno da una lesione di basso grado/lieve al bicipite femorale della coscia sinistra). Il centrocampo è il reparto più fluido, in cui si sono state numerose rotazioni a causa degli infortuni, delle squalifiche e del lento inserimento nei meccanismi di Rabiot e Ramsey, di esperimenti. Il bosniaco Miralem Pjanic è il cardine del settore nevralgico: lui imposta le manovre, le rifinisce, le conclude (reti decisive contro Brescia, Spal e Bologna), garantisce equilibrio, all’occorrenza arretra tra i centrali per garantire loro copertura (come faceva Daniele De Rossi). Il suo alter ego naturale è Rodrigo Bentancour, ma sono stati impiegati anche insieme (con l’uruguagio mezzala o trequartista) per rendere più imprevedibile la costruzione del gioco. Il sudamericano è in grande crescita. Il francese Blaise Matuidi  garantisce sostanza, corsa, equilibrio a tutta la squadra, ma anche qualche sortita offensiva (centralmente o sulla sinistra) ed in casi di estrema emergenza può operare anche da terzino. Può tranquillamente agire da mezzala o da esterno. La frattura della cartilagine della decima costola patito contro il Milan (il 10 novembre) ha rallentato il raggiungimento del top della forma e lo sta penalizzando, ma è sempre una certezza per impegno, applicazione, determinazione. La sfortuna è, purtroppo, inseparabile amica del tedesco Sami Khedira che è fermo da dicembre (intervento di pulizia del ginocchio sinistro). La sua assenza ha stuzzicato la fantasia di Sarri che sta catechizzando e provando da mezzala destra Federico Bernardeschi che ha il fisico, la corsa, il dinamismo per calarsi in questo ruolo che, in certe occasioni, gli consente di spingersi in attacco, sfruttare le sue capacità tecniche che sono più idonee allo spot di ala o di trequartista, ma in queste posizioni non soddisfa pienamente l’allenatore che, tra le linee, preferisce il gallese, ma soprattutto, l’argentino Paulo Dybala che parla la stessa lingua calcistica di Cristiano Ronaldo e di Gonzalo Higuain. Annata positiva per la Joja (5 gol, 2 assist) che spesso è libero di cercarsi la posizione migliore per inventare per i compagni. E’ stato schierato anche insieme agli altri due componendo un attacco super, spregiudicata, non impiegabile contro tutti per la poca attitudine a rientrare, coprire dei fenomeni. Molto prolifico (16 reti complessive, di cui 11 nelle ultime 7 gare in cui ha sempre segnato) il portoghese che, a novembre, ha vissuto una breve fase di appannamento legata pure a noie muscolari. Nessun problema per il Pipita (5 reti e 4 assist) che, però, alcune volte, è stato sacrificato dal mister, ma lui non ha mai polemizzato perché è sereno, rilassato, si sente parte integrante del progetto piemontese. Non lo è, invece, il turco Emre Can che, rattristato dall’esclusione dalla lista autunnale della Champios League, non ha sfruttato le 8 occasioni (titolare, ma sostituito, contro Lecce e Sassuolo) ricevute in campionato. Vuole andare via per non perdere il posto in nazionale per l’Europeo (il ct Low gli ha ribadito i suoi criteri di scelta), ma offerte concrete, ufficiali non sono arrivate. A suo favore c’erano pure le difficoltà di adattamento ai tatticismi italici del francese Adrien Rabiot (sta migliorando anche in fase difensiva e negli ultimi 4 incontri è stato sempre in campo) ed il gallese Aaron Ramsey le cui qualità non si discutono, ma finora, non sono pienamente emerse. Nelle ultime sfide il britannico sta giocando da vertice alto del rombo di centrocampo dove Sarri vorrebbe testare anche Dougles Costa (non ha ancora i 90’ nelle gambe), ma il brasiliano predilige la corsia di destra dove esalta le sue qualità (tecnica, forza esplosiva, velocità). Non c’è troppo tempo per gli esperimenti perché la stagione sta entrando nel vivo con le semifinali di Coppa Italia (contro la vincente di Milan–Torino), gli ottavi della Champions (contro il Lione) ed il girone di ritorno del campionato. Questi ultimi due sono gli obiettivi della società che sta monitorando il mercato soltanto in prospettiva futura (già tesserati il talento svedese di origini macedoni Dejan Kulusevski che resterà sino a giugno a Parma, il francese Jean Claude Ntenda che sarà aggregato alla Primavera, segue con grande interesse Sandro Tonali che, per Massimo Cellino, vale almeno 45/50 milioni) e cedendo pedine fuori dal progetto come Marko Pjaca (pare vicino al Cagliari), Mario Mandzukic (finito all’Al Duhalil) e Mattia Perin (già passato al Genoa) che era dietro a Carlo Pinsoglio, ma soprattutto, a Gianluigi Buffon e Wokciech Szczesny. Il polacco è il titolare e sta confermando, a suon di prestazioni positive (5 clean sheet, rigori parati a Immobile e Barrow), di meritare il posto. L’italiano ha collezionato le 7 presenze (tutte da titolare) necessarie per eguagliare il recordman Paolo Maldini a quota 647, ora può solo staccarlo.

 

Valid XHTML and CSS.