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LUCIANO MOGGI.
Personaggio brillante, con una carriera calcistica, lunga, di successo, ma anche controversa. Luciano Moggi nasce a Monticiano il 10 luglio 1937 e, dopo la parentesi nelle ferrovie, a poco più di 30 anni entra nel mondo del pallone con il ruolo d’osservatore e scopritore di talenti per la Juventus. Collabora con il general manager bianconero Italo Allodi, ma non è ben visto dal presidente Giampiero Boniperti che non gli consente neppure l’accesso nella sede societaria. Rotto questo rapporto professionale passa alla Roma del presidente Gaetano Anzalone. Con il ruolo di consulente di mercato soffia Roberto Pruzzo proprio alla Vecchia Signora, ma poi fu allontanato dal nuovo numero uno giallorosso Dino viola che scoprì una sua cena con l’arbitro Pieri che, il giorno dopo, avrebbe diretto la partita con l’Ascoli. Nel 1980 approda sull’altra sponda del Tevere, alla Lazio da moralizzare dopo lo scandalo delle scommesse clandestine e la conseguente retrocessione in B. Da direttore sportivo fallisce la promozione in massima serie ed è costretto a cambiare aria. Nel 1982 approda al Torino del presidente Sergio Rossi e dell’amministratore delegato Luciano Nizzola. Vi resta 6 anni nonostante le contestazioni dei tifosi per gli acquisti mancati (lo slavo Safet Susic ed il catanzarese Borghi) o sbagliati (l’argentino Patricio Hernandez). Nel 1987 c’è il Napoli di Diego Armando Maradona con cui vince uno scudetto, ma poi lascia alla vigilia d’una storia di droga, camorra e scommesse. Nel 1991 torna al Torino dove tra fondi neri e frodi fiscali legate alla compravendita di giocatori inesistenti, è inquisito insieme Pavaresi per illecito sportivo e favoreggiamento della prostituzione per le “squillo” fornite agli arbitri in occasione delle gare di Coppa Uefa dei granata. E’ prosciolto perché il suo collaboratore s’assume tutte le responsabilità. Anche la federazione europea chiude velocemente l’inchiesta perché nel suo ordinamento non sussiste la frode sportiva. Una sola nuova annata agonistica alla Roma di Franco Sensi che lo allontana in seguito ai rolex regalati agli arbitri per Natale. Nel 1994 il gran ritorno alla Juventus dove con l’amministratore delegato Antonio Girando ed il vicepresidente Roberto Bottega costituisce la famosa “Triade” che tanti successi regala al team bianconero.
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