27 settembre, PROCESSO NAPOLI, PARLANO MOGGI ED I SUOI LEGALI PDF Stampa E-mail

 

E’ una giornata chiave nel processo di Napoli su Calciopoli che riprende oggi davanti alla Corte presieduta da Teresa Casoria (vorrebbe emettere la sentenza entro i primi di novembre). Oltre all’arringa dell’avvocato Claudio Botti (tutela l’ex vice presidente della Figc Innocenzo Mazzini), sarà il turno della difesa di Luciano Moggi. Quest’ultimo venerdì scorso aveva annunciato che era“stata trovata un’intercettazione che” sconvolge l’inchiesta aggiungendo che il 27 avrebbe parlato lui e “questo nuovo elemento dimostrerà il contrario di quanto ci hanno detto, cioè che è stato fatto un procedimento volutamente per togliere la Juventus di mezzo e mettere al centro altri. Io dico solo di non aver mai fatto cose che invece, stando alle intercettazioni, hanno fatto altri”. Detto fatto. Nel senso che nel tardo pomeriggio di ieri è spuntata una telefonata datata 28 novembre 2004 (fatta a sole 3 ore dall’inizio del big match Inter–Juventus) tra l’allora designatore Paolo Bergamo e l’arbitro Pasquale Rodomonti. “C’è una differenza di 15 punti tra le due squadre (i nerazzurri inseguono) – ricorda il primo – Anche psicologicamente preparatici bene.... Fà la tua partita, e se ti dico proprio la mia, in questo momento, se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è avanti, dammi retta! È una cosa che rimane tra me e te. Arrivare lassù lo sai quanto sia faticoso, e ritornare giù sarebbe per te proprio stupido. Fa la persona intelligente”. L’incontro finì 2–2.
Dovrebbe essere, poi, portata in aula anche una chiacchierata in cui il solito designatore Bergamo dice a Carraro di “non favorire assolutamente la Juventus”.
 
 
Immediata la replica dell’ex arbitro Pasquale Rodomonti. “Ero sereno prima e sono sereno adesso – dice al Quotidiano Nazionale – Nessuno, ripeto nessuno, si è mai permesso di chiedermi di far vincere questa o quella squadra. Volete dirmi cosa emerge di tanto grave in quella telefonata? Sono le stesse cose che Carraro aveva detto in una precedente telefonata allo stesso Bergamo. E’ un capo che si raccomanda con un altro pari grado il quale a sua volta si raccomanda con me. Mi è stato detto di stare attento, soprattutto in caso di dubbio. Non di far vincere i milanesi.....Io pensavo solo ad arbitrare ma la verità è un’altra. Fui ricusato proprio dai torinesi, per anni non li ho diretti. Però mi ricordo bene che alla fine di quell’incontro Pairetto e Rosetti dissero che avevo operato bene. E anche Collina fu d’accordo”.
Moggi attacca solo me? “Prima si diceva che facevo parte del sistema, ora si sostiene che dovevo far perdere il suo club. La verità è che per anni sono stato messo in mezzo da gentaglia per vicende politiche che riguardavano solo loro, ma io ho sempre fatto il mio meglio. Quell’anno arbitrai i confronti più insidiosi, da Inter-Juve a Juve-Brescia a Milan-Brescia. Feci solo un errore, meglio, lo fece il mio assistente: non convalidai una rete di Di Michele in Juventus-Udinese. Mi fu segnalato fuorigioco, ma per cinque centimetri la posizione del giocatore era buona. Ma la Juve vinceva già 2-0 eppure successe il finimondo... Tutto assurdo, io sono una persona pulita e non temo nulla”.

 

 

AMPIO RIEPILOGO DELLO SCANDALO: DAL 2006 AD OGGI.
 
 
LA STORIA DI MOGGI.
 
 
LA STORIA DI BERGAMO.

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