3 maggio, LA REQUISITORIA DEL PM NARDUCCI PDF Stampa E-mail

 

MARTEDI’ 24 MAGGIO. La terza udienza non basta all’accusa per completare la propria requisitoria. Il Pm Capuano parlerà prossimamente. Oggi il microfono è stato tutto per il collega Giuseppe Narducci che s’è concentrato sui sorteggi truccati puntandosulla testimonianza di Zamparini e sulla designazione di Rizzoli per la partita Verona–Palermo del 23 aprile 2004 (in aula il patron rosanero disse che Moggi s’offrì per agevolare questo abbinamento). “Questo non è possibile perché se il sorteggio fosse già stato effettuato ed indirizzato quest’arbitro crollerebbe tutta la trama di racconti e diventerebbe illogico il colloquio telefonico tra Zamparini e Foschi che sapevano già tutto”.
Secondo il giornalista Alvaro Moretti di “TuttoSport” quella scelta fu fatta giovedì 22 aprile a Roma dal “teste credibilissimo dell’accusa” Manfredi Martino.
Dopo una breve pausa l’inquirente riferisce degli incontri conviviali tra gli imputati. “Non erano sempre presenti tutti, ma parliamo da ottobre a maggio di circa 13-14 incontri. E non si dica che si parlasse di politica federale. Si parlava della sorte dei designatori o della Fazi”.
Prosegue parlando del sistema di promozioni/bocciature che comportava guadagni maggiori per i più accondiscendenti, anche se sottolinea il cronista della testata piemontese “dimentica di citare la classifica dei guadagni di quella stagione svelata nell’udienza dell’11 gennaio. I primi sei sono tutti fuori da questo processo. Tutti fuori dalla Cupola. E molti di loro vicinissimi al dirigente milanista Meani.
1)      Collina 145 mila euro
2)      Paparesta 137 mila
3)      Rosetti 130 mila
4)      Farina 127500
5)      Trefoloni 127500
6)      Rodomonti 125 mila
7)      Bertini 117500
8)      De Santis 115 mila
In conclusione per dimostrare l’amicizia di alcuni fischietti con il principale imputato ricorda la telefonata del 6 gennaio 2005 che riguarda un clamoroso errore di Pieri: ne parlano la Fazi e Bergamo. La prima dice: “Ora gliela dai ‘na bella botta, visto che di mezzo non c’è la Juve (la partita era Reggina-Palermo, ndr)” e l’altro annuisce: “Ah, ah, ah”. Secondo il pm: un arbitro amico può essere punito solo quando non arbitra la Juve.
A margine della requisitoria, il giudice Casoria ha stabilito che“l’avvocato Morescanti (legale di Bergamo, Fabiani e Fazi) potrà discutere per ultima le sue difese, se il suo impedimento per motivi di salute (maternità) provocherà uno stralcio delle posizioni degli imputati da lei difesa. La difesa si può sostenere anche ascoltando gli audio delle udienze in cui a parlare sono pm o avvocati degli altri e leggendo le trascrizioni”. Ha inoltre chiarito che non si sarà alcuna sospensione delle udienze in coincidenza del ballottaggio amministrativo e che non c’è stata alcuna informazione in merito al referendum (12/13 giugno – in aula il 14). “Siamo sempre fermi all’indagine preliminare del 2006 – commenta l’avvocato di Moggi, Maurizio Prioreschi E ci sono punti di fantasia notevoli sui sorteggi con modalità d’esecuzione che non risultano da nessuna parte”.
 
 
E’ proseguita martedì 10 maggio la requisitoria del pm Narducci. Al centro di essa le 54 sim estere (svizzere, slovene e del Lichstein) acquistate (29 usate) da Moggi per le conversazioni telefoniche private (sulle designazioni) con Fabiani, Bergamo, Pairetto, alcuni arbitri. A giudizio del magistrato le prove che chiamano in causa gli imputati sono numerose e convergenti. Si va dalle dichiarazioni di Romeo Paparesta (ha sostenuto d’aver ricevuto i telefonini durante un incontro nell’abitazione napoletana del dg bianconero), l’ex fischietto Gianluca, le ammissioni dell’ex designatore durante l’istruttoria (l’imputato principale le consegnò ad entrambi, precisando di aver commesso una leggerezza) anche se al processo non ha fatto riferimenti ad esse. L’inquirente ha ripercorso l’indagine tecnica che ha consentito d’attribuire quelle schede a ciascun incriminato: i telefonini agganciavano le celle di determinate località dove vivevano si spostavano. Ha ricordato che, durante il procedimento, “nessuno ha fatto dichiarazione anche un minimo larvatamente ammissorie”, ma ha anche ricordato come Moggi, durante una trasmissione televisiva, ammise d’averle consegnate ai designatori per difendersi da una sorta di spionaggio industriale di cui si sentiva vittima da parte della Telecom e per condurre operazioni di calciomercato. Narducci si è infine soffermato sulla posizione di De Santis, sostenendo che questi cambiò atteggiamento nei confronti della Juve quando seppe del coinvolgimento in un’inchiesta degli amici Gabriele e Palanca, nonché delle indagini, avviate prima dalla procura di Torino e poi da quella campana.
 
3 MAGGIO - E’ durata oltre 5 euro la requisitoria del procedimento civile napoletano. Il pm Narducci ha ricostruito tutta Calciopoli, sin dal principio dell’inchiesta di Torino, partendo
- dalla serie di telefonate intercettate in cui si usava un linguaggio “criptato ed allusivo” con nomi in codice,
-         le dichiarazioni dell’ex arbitro Nucini che, dopo una direzione sfavorevole alla Juve, sarebbe stato osteggiato dal sistema fino a quando non si avvicinò a Canossa, cioè a Moggi.
-         la disavventura capitata a Paparesta ed i suoi collaboratori al termine della trasferta a Reggio Calabria dei bianconeri Juventus (rimasti chiusi nello spogliatoio come ritorsione per gli errori commessi a sfavore dei piemontesi)
-         la rete di le sim estere che il dg della Vecchia Signora avrebbe fornito a designatori e fischietti per le conversazioni riservate ricostruita con accertamenti tecnici e sulla cui fondatezza s’è già pronunciato il gup De Gregorio nel processo con rito abbreviato.
Tutto ciò ha portato alla creazione di un grumo di potere capace d’incidere sui risultati delle partite della serie A. Del cosiddetto sistema facevano parte Bergamo, Pairetto e tanti altri, compresi diversi direttori di gara.
Il magistrato ha ricordato che i match si alteravano per favorire la propria squadra e quelle “satelliti o amiche” (Reggina e Messina), ma anche per ostacolare le avversarie (“una cosa mai registrata prima”). In questo gruppo si decideva, inoltre, quali società era conveniente sostenere e chi si ribellava veniva indotto a miglior causa. Un esempio evidente è la Fiorentina contro cui quali fu eseguita una vera e propria attività di dossieraggio finalizzata a screditarne i dirigenti.
L’inquirente ha anche letto i passaggi di alcune chiacchierate tra Moggi e Bergamo in cui quest’ultimo assicurava il primo che avrebbe trovato modo di giustificare l’errore dell’arbitro nella rubrica che curava sulla Gazzetta dello Sport, cosa che è realmente avvenne. Il pm ha inoltre confutato l’argomentazione difensiva di valutazioni arbitrali opinabili e inevitabilmente al centro di polemiche, come sempre accade nel calcio.
Il tutto gli è servito per osservare che la stagione 2004/05, ultima con il doppio designatore, fu particolare e, da un certo punto, quel campionato divenne irregolare.
Accuse che non preoccupano i legali di Moggi. “Il dato più significativo è che il magistrato è rimasto al 2006 e – commenta l’avvocato Prioreschi – non ha tenuto conto dell’istruttoria dibattimentale che gli è sfavorevole, ma è rilevante in questo procedimento. Ha puntato sulla sentenza del rito abbreviato che, però, non essendo passata in giudicato non è considerabile”.
 

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