| 3 gennaio 2011, PARLA ALESSANDRO MOGGI |
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Pochi giorni dopo la fine (31 dicembre 2010) dei 2 anni di squalifica, il procuratore ha rilasciato una lunga intervista, in esclusiva, all’emittente televisiva Sport Italia che l’ha corteggiato a lungo. Questi i passaggi significativi del suo intervento nella rubrica “Solo Calcio” del lunedì sera (ore 23) condotta da Michele Criscitiello.
Perché sei rimasto in silenzio tutto questo tempo mentre gli altri imputati o condannati parlavano? “Ho ritenuto opportuno prendermi una pausa di riflessione per essere più pronto al rientro. Non essendo operativo potevo solo esprimere giudizi, opinioni, parlare del calcio giocato”.
Come valuti la tua condanna? “Non tocca a me valutare l’operato degli altri, ma sono stato squalificato per una prassi consolidata nel mio mondo (far pagare alle società l’onorario dei manager). Ho pagato troppo. Una delle accuse forti mosse alla Gea World era che aveva anche gli allenatori tra i suoi clienti, ma all’epoca dei fatti ciò non era proibito. Il regolamento fu modificato solo dopo, ma la situazione nei fatti non è cambiata e lo riscontro leggendo i giornali. Quello fu il volano per altre accuse. Ricordo che il tutto non è iniziato nel maggio 2006, ma precedentemente quando in conseguenza dei fallimenti della Cirio e della Parmalat, si pensasse che la Gea World fosse la cassaforte loro e subimmo moltissimi controlli”.
Teme d’essere stato condannato perché figlio di Luciano Moggi? “Non mi sono mai posto questa domanda. Io comunque vado fiero d’essere figlio di mio padre. Questa situazione mi ha consentito di vivere nel mondo del calcio sin da bambino e mi ha consentito d’iniziare la mia attività”.
Com’è nato il gruppo dei figli di…? “Innanzitutto premetto che Tanzi e Cagnotti non hanno mai fatto parte in alcun modo della mia Gea, ma solo della precedente versione. Con gli altri eravamo giovani che condividevamo un comune progetto industriale che comprendeva l’ambito sportivo e quello manageriale. Così abbiamo creato una vera azienda che, tra l’altro, organizzò la prima vera fiera sul calcio e non l’imitazione attuale. La Gea era qualcosa di richiamabile alle major americane. Non c’era nulla di illegale nella nostra attività. Il regolamento della Figc non fu modificato per favorirci. Chiara Geronzi (giornalista del Tg5) era una socia, non aveva un ruolo attivo, la coinvolgevo quando si trattava d’argomenti di marketing. Oggi tra noi i rapporti sono buoni anche se non lavoriamo più insieme e ci vediamo di meno. So che Giuseppe De Mita (figlio di Ciriaco) è uscito dal calcio per scelta sua, nessuno gli ha chiuso le porte in faccia tant’è che se Taci avesse comprato il Bologna lui ne avrebbe fatto parte come dirigente. Ora si occupa di organizzazione d’eventi”.
Quanti calciatori sono rimasti con lei? “Il gruppo storico è rimasto intatto. Ho mantenuto inalterato il rapporto con loro pur non potendo svolgere l’attività. Questi ragazzi seguivano personalmente le proprie trattative. Né sono diversi, è difficile anche scegliere chi menzionare: Liverani, Legrottaglie, Nocerino, Cassetti, Bogdani, Tavano, Oddo, Jankoulovski, Sculli”.
Com’è ora il rapporto con i colleghi? “In certi casi è addirittura migliorato. Il nostro è un mondo particolare, concorrenziale. E’ complicato parlare di amicizia, ma molti si sono resi conto che quello che ho subito è stato eccessivo. Alcuni si sono ricreduti sul mio conto e si sono avvicinati. L’atteggiamento nei miei confronti è cambiato anche in altri ambiti del calcio. Il vento sta cambiando, ma devo ammettere di non aver mai trovato ostruzionismo anche subito dopo lo scoppio dello scandalo Calciopoli (maggio 2006) quando ero ancora operativo (squalifica iniziata nel 2009). Ho avuto molti attestati di solidarietà da calciatori, procuratori ed altri operatori a vario titolo”.
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