| 14 luglio, PARLA BERGAMO - NUOVA IPOTESI |
|
|
|
|
Anche in pieno estate e con il processo partenopeo fermo, si parla di Calciopoli. Il merito è di La 7 ed in particolare del programma “Complotti” che, nella puntata trasmessa martedì 13 luglio alle ore 23.10, ha proposto due interessanti interviste. La prima all’ex designatore Paolo Bergamo. “Chi pensa che ci sia stata una cupola a condizionare i risultati del calcio è ingenuo – attacca – Lo è ancor di più chi ritiene che una serie, seppur fitta, di telefonate possa averlo fatto. Le confidenze e le cordialità che ho dato a Moggli non gli hanno garantito vantaggi. Inoltre sul mio conto c’è una sola intercettazione, definita madre, in cui ci confrontiamo su una griglia d’arbitri. Non vuol dire nulla perché essa era il segreto di Pulcinella. Sapere prima il fischietto designato per la tua partita non significava nulla a meno che non si vuole mettere in dubbio la buona fede dei direttori di gara. Inoltre il regolamento all’epoca vigente non proibiva questi contatti ed io li avevo per cercare di creare, almeno in partenza, un ambiente meno ostile all’arbitro”. In merito alle schede sim elevetiche ricevute in regalo dal direttore generale della Juventus ha spiegato che “nella stagione 2004/05, nel periodo natalizio, fu lui a suggerirmi di potermi dare queste schede se non volevo correre il rischio d’essere intercettato. In quel momento non pensavo che potessero, poi, entrare in un’inchiesta giudiziaria e sportiva”.
La seconda al legale dell’ex re del calcio mercato italiano. “Il mio assistito e la società bianconera hanno pagato più di tutti ed in maniera esagerata rispetto alla vicenda – chiarisce l’avvocato Maurizio Prioreschi – Leggendo le carte la posizione del club è meno grave d’altre società. Ho ascoltato tante telefonate di dirigenti d’altri importanti sodalizi di tenore molto più grave, ci sono conversazioni dirette con i guardalinee. Né abbiamo chiesto la trascrizione perché utili al nostro lavoro, a smontare la tesi dell’associazione. Se non facevamo questo tipo di ricerca nessuno avrebbe saputo ed ancora mi chiedo perché non sono state considerate. E’ uno dei misteri di questo processo”.
Infine è stata proposta una nuova interessante versione su come sia nato questo scandalo.
Dopo la morte dei due Agnelli senior, Gianni ed Umberto, nella famiglia s’è scatenata la guerra di successione per la guida della Juventus. Moggi e Giraudo tiravano per il giovane Andrea che volevano introdurre nel cda ma anche l’altro ramo, gli Elkann, aveva messo gli occhi sul club. I rapporti con il potente management divennero sempre più tesi. Il culmine ci fu quando nella notte della scoperta di Lapo drogato e con il trans, all’arrivo all’ospedale c’era già un fotografo (si dice vicino al sodalizio bianconero). In quel momento si cercò un modo per estromettere la Triade della società. Sospetto avanzato anche da Moggi nel suo libro “Un calcio nel cuore” ed avvallato dal fatto che 8 mesi prima dello scoppio dello scandalo nel consiglio d’amministrazione era entrato Jean Claude Blanc voluto dagli Elkann (John lo aveva incontrato per la prima volta nel dicembre 2004). Altro segnale importante fu un’intervista di John Elkann, durante le prime fasi dell’indagine, in cui manifesta solidarietà alla squadra, ma non alla dirigenza. Resta da capire e provare come abbiamo fatto materialmente ad innescare il tutto.
Un’ipotesi è la seguente. Le prime intercettazioni furono fatte dalla Procura di Torino nell’ambito d’un procedimento, poi archiviato, sulla frode sportiva. Il faldone fu poi consegnato per conoscenza alla Figc che lo tenne nascosto sino a quando fu reso pubblico da “La Gazzetta dello Sport”. Considerando che nel capoluogo piemontese la Juventus era stata già indagata per doping (procuratore Guariniello con le accuse di Zeman) non è facile intuire che qualcuno della grande famiglia sapesse dell’inchiesta ed in maniera amichevole l’avesse raccontata a qualche cronista in cerca di scoop.
|


