| 5 maggio, L'INTERVENTO DI MOGGI A MATRIX |
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Interessante apparizione televisiva di Luciano Moggi che, ospite di Matrix su Canale 5, ha spiegato la sua versione d’alcuni punti di calciopoli. “Nel mio caso la presunzione d’innocenza è stata trascurata ed è un cardine della legge italiana – esordisce – Tutti dicevano che non telefonavano, ma non era vero. La giustizia sportiva ha sancito che non ci sono illeciti, ma sull’onta popolare mi ha condannato. Adesso hanno capito che le cose andavano diversamente. E’ un sistema marcio di cui facevano parte tutti e queste conversazioni non erano proibite. In quel tempo si facevano anche le cene di Natale. Oggi sono vietate”.
Poi un affondo ben preciso su Stefano Palazzi, capo della procura Figc. “Ce l’ho con lui che doveva fare un’inchiesta a 360°. C’e’ una lettera in cui Stagliano dichiara che il fenomeno era molto vasto. Concetto che fu ribadito anche Francesco Saverio Borrelli quando lasciò la guida dell’ufficio indagine. Disse che si doveva continuare a cercare, ma non fu fatto. Ci si basò su un’informativa che inizia con la trascrizione d’una chiamata tra me e Giraudo interpretata male e che portò ad un processo civile a Torino chiuso con la dicitura il fatto non sussiste”.
Il procedimento della giustizia sportiva si basa molto sulla colloquio del 9 febbraio 2005 tra l’ex dg della Juventus e l’ex designatore arbitrale Bergamo in cui il primo rivela la propria griglia dei fischietti per il nuovo turno di campionato che combacia quasi perfettamente con quella ipotizzata dal secondo. “Era corretta perché io seguivo la stagione dei direttori di gara, i loro impegni, il loro rendimento – chiarisce – Non conoscevo nulla del sorteggio che non era pilotato, altrimenti ordinavo. Io non avevo alcun potere. La mia squadra vinceva perché io andavo sui campi a visionare i giocatori, non lo facevo in vhs, e poi li tesseravo. Posso elencare i 135 calciatori ingaggiati dall’Inter che, poi, ha capito come si lavora (Vieira, Ibrahimovic, Sneyder) ed ha iniziato ad ottenere risultati. Rivelo poi che, con gli arbitri amici avevano una media di 1,8 punti, con i nemici di 2,6”. Gli è stato poi chiesto perché avesse distribuito le sim svizzere (35). “In una deposizione – racconta – Tavaroli (capo della security Telecom) parla d’un invito ad eseguire pedinamenti ed intercettazioni ricevuto da Moratti in presenza di Facchetti. Seppi di ciò e per prudenza adottai le schede elvetiche che pensavo non si potessero intercettare senza rogatoria internazionale, invece, non è così. Inoltre altri personaggi del mondo del calcio, tra cui Branca, si servivano dello stesso negozio. Lo ha testimoniato il titolare”. Quest’argomento gli dà lo spunto per un altro affondo sul club di via Durini. “L’arbitro Nucini frequentava la loro sede ed è stato spinto a fare delle dichiarazioni come ha ribadito in una deposizione. Come mai nessuno in Figc s’è mosso. Ricordo, poi, il passaporto comunitario falso di Recoba che, senza, non poteva essere tesserato e la società squalificata. E’ ciò accadeva nella stessa stagione del famoso fallo di Iuliano su Ronaldo”.
E’ stata, quindi, trasmessa la telefonata del 26 novembre 2004 tra l’ex presidente dell’Inter Giacinto Facchetti e l’ex designatore dei guardalinee Gennaro Mazzei in cui si parla del sorteggio di un arbitro per una determinato match non citato (probabilmente di cartello dato che indicano il numero 1 dei fischietti). “Nel 2008 è stato detto dagli inquirenti che non erano coinvolti i neroazzurri milanesi, invece, non era così. Se parliamo di correzioni in corsa ricordo che nella 1 informativa c’erano inserite le gare Juventus–Sampdoria e Brescia–Udinese. Nel primo caso si indica come causa del successo dei bianconeri (1–0) l’assenza di Simone Inzaghi (squalificato), ma furono i blucerchiati a vincere a Torino”. Discorso troncato bruscamente dal presentatore Alessio Vinci e mai ripreso.
E’ stato, poi, il turno dell’audio d’una chiacchierata telefonica tra l’ex vicepresidente della Figc Innocenzo Mazzini e l’ex direttore sportivo della Roma (oggi dell’Inghilterra) Franco Baldini in cui quest’ultimo menziona di un “ribaltone” che opererà rivelando i nomi di Carraro, Giraudo e Moggi, ma non nominando il primo che, però, gli assicura d’avere i voti per salvarsi. Facile immaginare il riferimento allo scandalo scoppiato alcune settimane dopo. “Baldini sapeva già tutto, qualcuno lo aveva avvertito. A me risulta che aveva informato anche dirigenti miei amici che avrebbe deposto davanti alla Procura di Roma. Esiste il verbale in cui lui dice che io, tramite il sodalizio bianconero, prestavo giocatori al Messina a prezzi esorbitanti in cambio di favori arbitrali. Non è vero, nei contratti depositati in lega si legge che si tratta di operazioni a titolo gratuito”.
Si sono soffermati sulle intercettazioni trascritte o meno il consulente Nicola Penta e l’avvocato Maurilio Prioreschi. “Dalla procura di Napoli – spiega il primo – ho ricevuto un database con i 190000 contatti che erano sempre stati lì. Non sappiamo perché sono uscite solo ora, possiamo ipotizzarlo. Noi né abbiamo chiesto la trascrizione”. “Agli atti del processo ci sono i file audio di tutte ed i brogliacci informatici di 8/9 mila anche se la Procura sostiene che ci sono di tutte – aggiunge il secondo – Nella prima udienza abbiamo detto che non potevano esserci solo telefonate della compagine piemontese e, per tanto, né abbiamo chiesto la trascrizione di tutte. Ci è stato detto che occorrevano 3 anni e, quindi, abbiamo iniziato ad ascoltare i file audio ottenendo i risultati oggi rivelati, ma il nostro lavoro prosegue”.
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