| 26 maggio, LA VERITA' DI NUCINI |
|
|
|
|
Un interrogatorio molto proficuo. Miglior definizione non può esserci per l’udienza dell’ex arbitro Danilo Nucini che ha raccontato tanti episodi e particolari su “Calciopoli” ai pm partenopei Beatrice e Narducci. “Avevo capito – esordisce – che nell’ambito della Can chi sbagliava a sfavore della Juventus non veniva ritenuto in grado di dirigere una partita di serie A. Chi s’adeguava era sistematicamente designato, anche se commetteva grossolani errori durante l’applicazione del regolamento”. Poche parole che confermano il clima che vigeva nel mondo del pallone confermando le ipotesi degli inquirenti che, poi, si sono soffermati su alcuni casi specifici. Si comincia con il match Napoli–Ancona al termine del quale nei pressi dello spogliatoio c’era Moggi la cui presenza – chiarisce – “la segnalai ai designatori, senza avere alcuna risposta se riportarla nel referto o meno. Capii subito che i vertici erano in qualche modo assoggettati ad esponenti di primo piano delle squadre di calcio ed in particolare a Fabiani” ed all’ex direttore generale della Juventus. La conoscenza di quest’ultimo fu fatta in precedenza. “Incontrai – prosegue il racconto – l’allora direttore generale della Triestina Fabiani (all’aeroporto di Cosenza) che mi disse di non preoccuparmi, che avrebbe pensato lui a farmi ottenere un buon voto dal commissario di campo e si dichiarava pronto a farmi incontrare con il suo uomo. Che poi ho saputo essere Moggi. Qualche settimana dopo, con lui, mi recai a Torino. Entrammo in una stanza vuota. Dopo pochi minuti comparve Moggi, che, dopo i convenevoli, ed avermi fatto alcuni complimenti afferrò il telefono e contattò i designatori, ai quali disse che ero un bravo arbitro e che avrei dovuto dirigere confronti di serie A. Quella sollecitazione fu recepita da Pairetto e Bergamo. Ciò avvenne durante il campionato 2002-2003”. Una mossa necessaria per porre rimedio ad un errore del passato. “I rapporti con loro – conclude – erano pessimi e ciò era dovuto alla concessione di un rigore al Bologna che nel 2001 affrontò la Juventus, per un netto fallo di mano di Iuliano. Il penalty non fu realizzato da Cruz, ma quella mia decisione scatenò una miriade di polemiche sui mass media, tanto che Pairetto mi richiamò in più occasioni. Dopo diversi mesi Bergamo mi riferì che sarei stato confermato perché mi ritenevano un arbitro preparato ed onesto. Ma subito dopo aggiunse che se i rossoblù avessero segnato quel calcio di rigore, la mia carriera sarebbe stata stroncata”.
|


