| 11 marzo, LA MIA FIDUCIA IN DONADONI |
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Il campo emetterà il giudizio definitivo sull’operato di Roberto Donadoni, ma si possono esprimere le prime considerazioni sulla sua scelta, sulle sue parole.
Condivisibile la sua linea di voler provare a non stravolgere tutto. Non c’è il tempo necessario per farlo perché, oggi è mercoledì e domenica si gioca in casa d’una Reggina in cerca di punti, ma dalla settimana prossima si può continuare le prove del 4–3–1–2 adottato contro la Lazio che può rappresentare una variabile pure per le contendenti. Anche se a dirla tutta la rosa attuale, con gli infortuni di Gargano e Maggio, l’indisponibilità di Mannini, e la pochezza di Datolo mi sembra carente sia per questo schema sia per il consolidato 3–5–2. Staremo a vedere fiduciosi che, questo tecnico possa dare nuova linfa alla compagine partenopea.
Si tratta d’un trainer giovane, ma con una discreta esperienza alle spalle. Ripongo molta fiducia sul biennio che ha trascorso alla guida della nazionale. Accettare di sostituire Lippi non è da tutti, lui lo ha fatto, è riuscito a portare l’Italia all’Europeo dove ha commesso degli errori (le convocazioni di Perrotta non al meglio fisicamente, di Materazzi reduce da un finale di campionato in calando, di Barzagli protagonista d’una stagione negativa, l’inserimento solo nel ritiro di Cassano e Del Piero) che penso gli siano serviti da lezione come tutto quanto successo in quel periodo. Due anni in cui ha sopportato le pressioni che quel ruolo comporta e che a Napoli non sono assolutamente da meno con milioni di persone che si ritengono all’altezza di guidare la squadra del cuore ed esprimono liberamente le proprie opinioni, tanti talk show e giornali in cui s’analizza nei minimi dettagli ogni scelta, azione del tecnico. Lo è stato per Reya lo sarà sicuramente per lui che dovrà lavorare a testa bassa senza curarsi di nulla, ma solo della società.
Seguendo la conferenza stampa in televisione, m’è sembrato sereno, cauto, ma nello stesso carico al punto giusto per affrontare questa “sfida” come lui stesso l’ha definita che può significare tanto anche per la sua carriera. E’, quindi, sullo stesso piano di diversi giocatori che vogliono emergere al contrario del predecessore goriziano che, ormai, ha già dato molto al pallone.
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