| 8 agosto, INAUGURATO LO STADIO DELLA JUVENTUS |
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Poco più d’un ora fa è terminata la cerimonia d’inaugurazione ufficiale, curata dalla K – events (costata 2 milioni di euro) dello Juventus Stadium, il primo impianto, in Italia, di proprietà d’una società di calcio ed interamente costruito con fondi privata. Un’idea avuta, nel 2002, da Antonio Giraudo, l’allora amministratore delegato bianconero (e membro della famosa e, forse, troppo bistrattata triade) che ne ha anche avviato l’iter procedurale con l’acquisizione, per 99 anni, dell’intera area dove sorgeva il vecchio Delle Alpi. Nel 2007 il progetto iniziale è stato profondamente rivisto e da ciò è nata l’attuale struttura (iniziata nel luglio 2009):
- Sita su 600mila metri quadrati l’area
- Costata 120 milioni di euro
- 41000 spettatori, tutti seduti su comodi sediolini (anche con spalliera)
- 275 postazioni stampa
- 7,5 metri la distanza dal campo della prima fila di sediolini
- 49m, la distanza dal campo dell’ultima fila di sediolini,
- 3 spogliatoi, di cui uno immenso per i padroni di casa
- Nei corridoio riportato tutto l’albo d’oro e due frasi significative di Davids e Platini
- 64 palchi vip
- 8 ristoranti e 21 bar
- Area 12, centro commerciale che arà aperto ad ottobre
- Un parco giochi per bambini
- Il museo del club completato nella prossima primavera
- 4000 posti auto
- 1300 tonnellate il peso delle 4 torri portanti (altezza massima di 86 metri)
Una struttura che nei paini del club dovrebbe fornire maggiori entrate passando dall’odierna incidenza del 13% nel budget fino, a forse, il 27% già toccato in Inghilterra e Germania mantenendo invariato il costo dei biglietti. Una fonte importante è stata la vendita di parte dei diritti commerciali (75milioni di euro) alla SportFive che, poi, individuerà il marchio cui affidare il nome dello stadio (come fatto dall’Arsenal, dal Bayern Monaco).
Nella cerimonia è stata ripercorsa la storia della compagine ricordando tutti i trofei vinti, le cui ricostruzioni giganti sono state trasportate da 138 tifosi (in rappresentanza dei 38 milioni in Europa, 180 milioni nel mondo) scelti tra un club vip. La fanfara alpina della Brigata Taurinense ha suonato l’inno di Mameli, a testimonianza della grande importanza di questo team per l’intero paese rappresentato dal sindaco di Torino Piero Fassino, dal Ministro dell’Interno Roberto Maroni e dal collega Altero Matteoli. Presenti anche il presidente della Figc Giancarlo Abete, della Lazio Claudio Lotito, l’ad del Milan Adriano Galliani.
Rilevante è stata la carrellata delle stelle bianconere: Anastasi, Benetti, Brio, Bottega, Buffon, Cabrini, Causio, Capello, Cuccureddu, Conte, Di Livio, Davids, Furino, Ferrara, Gentile, Montero, Lippi, Peruzzi, Pessotto, Ravanelli, Sentimenti IV, Tacconi, Tacchinardi, Torricelli, Zoff. Carrellata culminata dalla scesa dal cielo della storica panchina dove, secondo la storia, sarebbe stato fondato il sodalizio nel 1894. Sulla stessa si sono seduti Alessandro Del Piero (18ima stagione per lui) e Giampiero Beniperti (attaccante prima, presidente poi) che ha raccontato il suo debutto da calciatore avvenuto il 4 giugno del 1946 ed ha poi ricordato che, per questa squadra, vincere non è la cosa importante, ma l’unica che conta veramente.
Non sono mancati i momenti di grande commozione, come i ricordi del 6 dell’indimenticato Gaetano Scirea, delle 39 vittime innocenti dell’Heksel di Bruxelles, dell’avvocato Gianni e del dottor Umberto Agnelli.
Tutto bellissimo tranne due piccole cadute di stile del presidente Andrea Agnelli durante il suo discorso.
1) il rimarcare che il campo è l’unico giudice insindacabile dei risultati sportivi e, quindi, voler sottolineare che i due scudetti assegnati a tavolino all’Inter per calciopoli devono tornare indietro. In una serata di grande festa, poteva essere evitato
2) ha invitato i tifosi a chiudere gli occhi ed alla riapertura guardare le persone accanto perché quel momento non sarebbe stata mai dimenticata. La stessa frase è stata pronunciata da Fabio Caressa (telecronista di Sky Sport), a Berlino, al termine della mondiale del 2006 vinta dall’Italia contro la Francia. Il massimo dirigente poteva essere più originale.
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