| 2 aprile, MOURIHNO A "CHIAMBRETTI NIGHT" |
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L’operazione simpatia è superata. Davanti alle telecamere di “Chiambretti Night” s’è visto un bel Jose Mourinho. Atteggiamento tranquillo, sereno, ma pronto a rispondere a tutte le domande con la solita spigliatezza, preparazione. Anche attento alle provocazioni del presentatore su Moggi, sul paragone con Mancini nella metodologia di lavoro e dopo l’eliminazione dalla Champions League. S’è scaldato solo in due momenti: quando ha parlato della “prostituzione intellettuale” sciorinando con precisione tutti gli episodi commentati diversamente dai media se pro o contro la sua Inter, difendendo la sua squadra con le unghie e con i denti, ma soprattutto quando ha avuto il botta e riposta con Tiziano Crudeli, giornalista noto così come la sua fede rossonera. S’e’ salvato abilmente in calcio d’angolo quando gli sono stati nominati alcuni giornalisti che, inizialmente, ha detto di non conoscere. Fermo, invece, quando non ha voluto rispondere al quesito sul preservativo specificando che la sua opinione non importava. Nel resto della puntata è stato educato, gentile ringraziando per i diversi omaggi ricevuti (ricordo dei suoi trionfi, immagini della sua ultima laurea ad honorem, il rotolo con le pagine su di lui dedicategli dal giornale “Il Foglio” diretto da Giuliano Ferrari). Ridendo quando gli è stato mostrato, per la prima volta, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama che, in sede di conferenza stampa dell’Inter, diceva le sue frasi storiche più recenti.
Di seguito alcuni passaggi delle sue dichiarazioni.
SULLA SUA VITA. “I libri su di me sono pieni di bugie, meglio non comprarli. Per esempio è vero che mio padre è un allenatore, ma non è mai stato il mio tecnico ed io non sono coinvolto nell’esonero pre natalizio che ha subito. Un episodio particolare per me che ero bambino, ma che mi ha preparato alla mia futura carriera. Ho giocato in tutti i ruoli giusto per capire che ero intelligente ed ho deciso di studiare, l’università ed oggi sono qui, ma non è stato facile”.
SULLE SUE SQUADRE. “Sono un uomo del mondo, mi piace allenare in giro. Non sono il mago dell’Inter, ma del Porto che ha vinto la Champions League quando nessuno se l’aspettava così come ho conquistato la Premier League con il Chelsea dopo 50 anni. Con Abramovic ho avuto un rapporto professionale fantastico per 2 anni e mezzo. Lui era il patron, poi c’era Kenyon dirigente esecutivo ed io manager. Poi la struttura è cambiata con l’inserimento d’un’altra persona ed il nostro rapporto è cambiato. Gli ho dato quello che voleva: lui ha speso tanto, ma oggi ha una formazione che può ancora crescere. Oggi siamo amici, ci sentiamo ancora. Lui mi ha regalato una Ferrari Scaglietti quando non ero più il suo tecnico e questo è importante per me”.
SULL’INTER rivela. “Quando sono arrivato ad Appiano Gentile per la prima volta, ho chiesto dov’era il mio ufficio e mi hanno detto che non c’era. Oggi c’è e chi arriverà dopo di me lo troverà. Io ho un contratto con questa società ed intendo rispettarlo, ma il mio futuro non sarà in Italia perché il mio sogno è vincere i tre maggiori campionati continentali. Ci sono riuscito in Inghilterra, ci sto provando in Italia e poi mi mancherebbe la Spagna.”.
SU ADRIANO. “Io non posso fare di più per lui. Da solo deve arrivare ad una conclusione sulla sua carriera e sulla vita. Capisco l’età, ma deve pensare alla carriera ed all’immagine anche per i bambini”.
SUI GIORNALISTI. “Enrico Varriale non lo conosco, ha parlato con me? Non lo ricordo. Lo stesso vale per Giampiero Galeazzi, Paola Ferrari. La domenica parlo con diversi di loro dopo la partita, ma non li guardo nel senso che ho un monitor piccolo davanti a me. Ascolto soltanto le loro domande. Conosco meglio quelli che sono quotidianamente alla Pinetina durante la settimana. Mi piace parlare con Sconcerti e con gli altri sulla gara, ma secondo me a caldo la disamina va fatta con i giocatori, con i cronisti è meglio durante la settimana, ma capisco i contratti stipulati dalle società”.
SUGLI ALTRI ALLENATORI. “Nel calcio di oggi ce né sono tanti che né hanno fatto la storia con tante vittorie più o meno belle. Sacchi è uno di questi. La sua squadra ha vinto facendo appassionare tanti. E’ uno dei grandi. Anche Ranieri lo è, la sua formazione gioca bene. Il distacco in classifica è determinato dal fatto che l’Inter ha fatto un grande campionato”.
IL PERSONAGGIO MOURINHO. “Sono sereno dentro e fuori anche nei momenti più tesi, anche con un’espulsione a 3’ dalla fine di una partita. Voi conoscete il Mourinho che gioca, che sta in panchina dove non si scherza, che poi vive la seconda partita in sala stampa. Come volete che rida in questi frangenti”.
“Non vado al cinema. Ci sono stato una volta con la squadra a vedere un film non scelto da me. Era divertente, m’è piaciuto così come l’atmosfera con il gruppo. Nel tempo libero guardo qualche dvd”.
“Ho il mio ufficio stampa che mi aggiorna. Non leggo i giornali e non guardo la tv. Sono loro ad informarmi su tutto. Le mie risposte sono sia spontanee dovute allo stato emozionale sia legate alle domande ricevute”.
IL BOTTA E RISPOSTA CON CRUDELI.
Su Ancelotti. “E’ un grande allenatore, ha vinto tanto con il Milan come io con il Porto. Lui ha conquistato due Champions League, io una. Anche Ferguson che è il miglior tecnico del mondo né ha in bacheca due ed ha 68 anni. Io sono molto più giovane e sono già ad una. Oggi ci sono tante squadre forti, è difficile ripetersi”.
Sulla formazione. “La faccio io e, quando ho qualche dubbio mi consulto con i miei collaboratori. Sono veri, non servono solo a portare i palloni, i cinesini, le pettorine”.
Sugli episodi da moviola nei due derby. “Tu hai la tua verità che non è la sola. Nel ritorno c’è stata la mancata espulsione di Ambrosiani che poteva cambiare il corso della gara. Se insisti con la tua versione rammendo il gol in fuorigioco del Milan nel match d’andata. Ho la memoria d’elefante”.
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