LA COPPA DEL MONDO PDF Stampa E-mail

 

Scultore italiano creatore della Coppa Uefa, della SuperCoppa Europea e, soprattutto, della Coppa del Mondo Fifa: 2 atleti stilizzati che esultando sorreggono il mondo (alta 36,8 cm, in oro massiccio a 18 carati). Sulla base (del diametro di 13cm) ci sono due bande di malachite semipreziosa con al di sotto l’incisione dei nomi delle squadre che si sono aggiudicati il trofeo dal 1974 in poi. Questo trofeo non è, però, effettivamente consegnato temporaneamente alle selezioni trionfatrici che, nella propria sede espongono una copia identica, in leghe metalliche verniciate d’oro, più bassa e leggera senza la dicitura FIFA World Cup come sul davanti, bensì una targhetta che riporta l’edizione del mondiale con la nazione vincitrice. Poi sotto il piedistallo non ha incisi i nomi delle nazionali che l’hanno vinta.
 
 
 
Da www.storiedicalcio.altervista.org riprendiamo un’intervista a Silvio Gazzaniga.
“Dopo la terza vittoria del Brasile (1970), la FIFA lanciò un concorso per la creazione di un nuovo trofeo. Il mio datore di lavoro, lo Stabilimento Artistico Bertoni, affidò a me il progetto. Mi sono ispirato a due immagini: quelle dello sportivo e del mondo. Sognavo una rappresentazione plastica dello sforzo che potesse esprimere simultaneamente l’armonia, la sobrietà e la pace. La figura doveva essere lineare per attirare l’attenzione sul protagonista, cioè sul calciatore, un uomo trasformato in gigante dalla vittoria, senza tuttavia avere niente di sovrumano. Questo eroe avrebbe riunito in se stesso tutti gli sforzi ed i sacrifici richiesti giorno per giorno dai suoi congeneri e avrebbe incarnato il carattere universale dello sport, stringendo il mondo nelle sue braccia”. Lui si mise immediatamente all’opera chiudendosi per una settimana nel suo studio di via Volta (quartiere degli artisti di Milano, in prossimità dell’Accademia di Brera, della Scala e del Castello Sforzesco). Il 5 aprile 1971, a Zurigo, sotto l’egida di sir Stanley Rous, un’apposita commissione si riunì a Zurigo per decidere sui 53 modelli proposti. “Se lo dovessi rifare, non modificherei affatto il mio progetto iniziale – spiega – Oggi l’apparenza primeggia sul contenuto. Il fatto che resiste alle mode successive testimonia che mi sono ispirato a principi eterni. Se venisse rubata, com’è accaduto per la Rimet sarebbe facile rifarne rapidamente una copia perfetta”. In chiusura chiarisce che “la coppa non mi ha portato dei benefici diretti in quanto ero un dipendente dello Stabilimento Bretoni, ma grazie alla prolungata pubblicità che le ha fatto, la piccola impresa artigianale di venticinque anni fa conta oggi centocinquanta impiegati”. Gli ha regalato momenti indimenticabili come quando l’11 luglio 1982 Zoff la alzò al cielo nella notte di Madrid. “Mi sono ancora più emozionato quando a farlo è stato il presidente della repubblica, Sandro Pertini che, al ritorno in Italia, mi ha invitò al Quirinale al ricevimento in onore della squadra azzurra”.
 

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