27 dicembre 2004, IL GIORNO DOPO PDF Stampa E-mail

 

Ventiquattro ore dopo, lo scenario è ancora più raccapricciante. L’acqua lentamente si sta ritirando riportando alla luce macerie e cadaveri. Il bilancio delle vittime è salito dagli 11000 morti di ieri ai 24000 d’oggi così suddivisi: 12000 in Sri Lanka, 5000 in Indonesia, 4000 in India, 2000 Thailandia, 50 in Malesia, 40 nelle Maldive. E’ purtroppo è destinato ancora a crescere con il passare dei giorni. Diverse zone sono ancora irrangiungibili e molte persone risultano ancora disperse. In alcune aree dell’India per evitare il diffondersi d’epidemie molti corpi sono interrati in fosse comuni. E’ questo uno dei problemi da risolvere. La mancanza d’acqua potabile e di minime condizioni igieniche favorisce il diffondersi di malattie quali colera e diarrea. Sessantaseile vittime straniere (11 britannici, 13 italiani, 10 norvegesi, 8 giapponesi, 6 statunitensi, 3 francesi, 3 tedeschi, 3 portoghesi, 3 austriaci, 2 australiani, 2 belgi, 2 svedesi, 1 canadese, 1 neozelandese). Intanto in mattinata è stata registrata una scossa sismica di magnitudo 6 della scala Richter. In questo scenario continua incessante il lavoro della Protezione Civile italiana che ha già portato in queste zone ospedali da campo, medici e medicine. “Il gran numero di morti presenti a Phuket – dichiara Guido Bertolaso,– è dovuto al fatto che per effetto del fuso orario il terremoto e l’onda si sono verificati quando le persone erano già sulle spiagge. Secondo il conto del ministero degli esteri gli italiani giunti in quelle zone con viaggi organizzati dai tour operator sono 5000 o 6000. Non sappiamo quanti sono però quelli giunti con propri mezzi”.
 
Una donna italiana che vive e lavora a Hikkaduwa nello Sri Lanka ha lanciato il seguente appello telefonico. “Dateci una mano. Veniteci a prendere. Siamo completamente isolati. Matara e Galle sono città fantasma. Ci sono solo molti cadaveri che stiamo bruciando per evitare epidemie. Siamo senza benzina e tra un po’ anche senza cibo”.
 
LE TESTIMONIANZE DI ALCUNI SUPERSTITI ITALIANI.
Rientrati in Italia i primi 1150 superstiti. Quasi tutti erano in vacanza nelle Maldive. Ecco alcuni loro racconti. “Eravamo in un bungalow in muratura che ha retto alla forza dell’acqua. Le suppellettili invece sono stati spazzati via. Nella nostra zona ci sono stati pochi feriti”. Il cantante Gigi D’Alessio. “Ci sono state tre onda. In seguito alla prima l’acqua ha raggiunto un metro d’altezza. Le altre due hanno completamente allagato le stanze. Gli operatori del villaggio ci hanno trasferito nel centro dell’isola dove i soccorritori ci hanno recuperato. Tutti quelli che erano con me stanno bene”. Un cittadino cingalese(abitante dello Sri Lanka). “Alle 8 del mattino c’è stata la prima onda. L’acqua è prima andata indietro poi è venuta avanti. Due ore dopo c’è stata la seconda. Quest’ultima è stata più forte della precedente. Gli ospedali sono pieni. Secondo l tv locale ci sarebbero 25000 morti”.
 
 
IL PARERE DELL’ESPERTO.
“L’epicentro del sisma – spiega il professor Enzo Boschi, direttore dell’Istituto nazionale di Geofisica – è stato localizzato a 350 Km dalla costa dell’isola di Sumatra e a 10000 Km di profondità. La scossa ha trasferito alla massa d’acqua oceanica sovrastante una grande quantità di energia cinetica che ha fatto muovere l’acqua in tutte le direzioni e così si è generato lo tsumani. Questa onda ha raggiunto dopo due ore le località più vicine. Abbiamo calcolato che viaggiasse ad una velocità compresa tra i 400 e i 500 Km orari. S’ è fermata solo, quando ha trovato le coste che hanno funto da ostacolo. Il bilancio delle vittime aumenterà sicuramente. Un maremoto simile ci fu in questa zona nell’ottocento. La popolazione non ha mai ipotizzato che si potesse ripetere e questo ha fatto si che non ci fosse né un piano di prevenzione né di fuga. Se gli esperti americani fossero riusciti ad avvertire le autorità locali non credo che il bilancio fosse stato inferiore”.
 

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