5 gennaio 2005, GIORNATA DI LUTTO EUROPEO PDF Stampa E-mail

 

Alle ore 12 tutta l’Europa s’è fermata per 3’ di silenzio in memoria delle migliaia di vittime dello tsumani che ha investito la mattina del 26 dicembre il sudest asiatico. In quelle zone, intanto continuano le operazioni di ricerca delle vittime. I lavori sono ripresi anche nelle regioni orientali dello Sri Lanka colpite, nelle ultime ventiquattro ore, dal maltempo. È cominciato verso quelle aree anche il ponte aereo italiano. In una località imprecisata della Thailandia è stata scoperta una fossa comune con circa 600 cadaveri di cui forse 300 occidentali. Il governo locale ha comunicato: “I corpi ritrovati non appartengono a turisti occidentali. La nostra lena è quella di non prendere alcuna decisione sui cadaveri stranieri senza aver prima consultato il loro paese d’origine”. Il bilancio delle vittime continua inesorabilmente a salire. Ad oggi i cadaveri recuperati sono 113318 divisi in: 94200 in Indonesia, 9995 in India, 5291 in Thailandia, 3526 nello Sri Lanka132 in somalia, 90 nell’ex Birmania, 82 nelle Maldive, 2 in Bangladesh. Anche una notizia positiva da queste martoriate zone. Una coppia italiana ritenuta dispersa è viva. I due coniugi erano a Bangkok e non sapevano di essere ricercati dai familiari. Loro il 26 dicembre non erano in nessuno dei paesi colpiti dallo tsumani.
 
TESTIMONIANZE ITALIANE.
Giuliano Ceotto (superstite di Phi Phi Island in Thailandia): “Quella mattina la luce andava e veniva. Sono corso fuori e ho sentito un rumore come fossero dei colpi d’arma da fuoco. Ho cercato mio figlio, ma non l’ho trovato. Sono rientrato e ho visto l’acqua. Sono rimasto tutto il tempo dell’onda attaccato ad un tondino del cemento armato. Poi sono corso ad aiutare mia moglie. Se avessi perso anche lei l’avrei fatta finita. Mio figlio è al momento disperso. Al 99% è morto. La vita va avanti ma quando vedo le sue foto mi rattristo”. Qualche giorno dopo è stato ritrovato il cadavere del piccolo Alex.
Valeria Mosella (superstite dello Sri Lanka): “Quando è arrivata l’onda eravamo su una palafitta in un villaggio di pescatori. Da li abbiamo vissuto quei tragici momenti. Nella nostra zona ci sono state ben sei onde. Quando la catastrofe è finita un ragazzo ci ha condotto in un’area interna dell’isola dove c’erano altri europei. In quella zona non sono ancora arrivati aiuti”.
Altra superstite dallo Sri Lanka: “Ero in un albergo a Dikvella. Quando è arrivata l’onda ero sulle scale che conducevano al piano inferiore. Sono caduta nell’acqua e non riuscivo a riemergere. Per fortuna un ragazzo mi ha aiutato. Dopo un po’ sono ricaduta, ma lui mi ha salvato di nuovo. Non so come abbia fatto a ritrovarmi”.
Salvatore Bagni (superstite delle Maldive): “Alle ore 7.20 locali mia moglie mi ha svegliato dicendomi d’aver avvertito il terremoto. Io non le avevo dato molto peso e siamo poi andati in spiaggia. Dopo 3 ore e mezza mia moglie ha visto l’onda anomala e ha avvisato tutti gli altri. L’acqua trascinava via tutto quello che trovava sulla sua strada. Un ragazzo, bloccato nella sua camera, si è salvato rompendo un vetro. Dopo l’onda, la paura è stata per la seconda che poi non c’è stata. La nostra fortuna è stata l’ora in cui si è verificato il tutto”.
 

Valid XHTML and CSS.