7 luglio 2005, LONDRA PDF Stampa E-mail

 

Al Qaida colpisce ancora. Dopo New York e Madrid, quest’oggi è toccato ad un’altra importante città del mondo: Londra. La capitale del Regno Unito di Gran Bretagna è stata attaccata con 4 esplosioni: tre nella metropolitana ed una su un pullman. La prima deflagrazione è avvenuta alle ore 8: 51 locali (un’ora dopo in Italia), nel tunnel che collega le stazioni di Aldgate East, Morgate e Liverpool Street. I responsabili del servizio non hanno avuto neanche il tempo di rendersi conto di cosa è successo che cinque minuti dopo, sulla Piccadilly Line tra le stazioni di King’s Cross e Russel Square è avvenuta un’altra esplosione ancor più forte della precedente. Il convoglio su cui si trovava è stato squarciato in più punti. inizialmente nessuno ipotizza l’attacco terroristico. Le immagini sono raccapriccianti: ci sono morti e feriti insanguinati ovunque. I sopravvissuti fuggono via raccontando a chi è in strada quello che hanno vissuto. La metropolitana continua regolare a funzionare, quando alle 9: 17 c’è il terzo boato. Colpita la stazione di Edgware Road. Fortemente danneggiato il treno su cui era stato collocato l’ordigno sia quello accanto. Solo dopo cominciano a giungere gli uomini di Scotland Yard accompagnati da medici e vigili del fuoco. Questi ultimi cercano di aiutare i superstiti e di ricomporre i corpi. Gli agenti di polizia raccolgono informazioni sull’accaduto. Alle 9.47 un autobus rosso a due piani si ferma a Tavistock Place, nei pressi di Russel Square e nelle vicinanze del British Museum. Poco dopo riparte ed il tetto vola in aria per una decina di metri: i terroristi hanno colpito ancora. Alle 10.21 il capo di Scotland Yard, Sir Ian Blair lancia quest’appello alla cittadinanza: “Non lasciate i vostri posti, restate dove siete, in ufficio, a casa. E per amor di Dio, non chiamate le ambulanze se non è una questione di vita o di morte”. Chiusa la metro, bloccata la circolazione dei mezzi pubblici: in strada ci sono solo i mezzi di soccorso. Inizia la conta dei morti (In serata il bilancio provvisorio è di 44 morti e 750 feriti di cui una quarantina in gravi condizioni). Nel pomeriggio su un sito internet islamico compare la rivendicazione dell’Organizzazione per la Jihad in Europa (gruppo legato ad Al Qaida. “Oggi tocca alla Gran Bretagna di Blair. Domani sarà il turno della Danimarca e dell’Italia, i paesi che partecipano alle crociate volute dall’America”. In seguito sono riaperte tre stazioni, ma alle 17 per qualche minuto la città torna nel caos per un pacco sospetto ritrovato nella stazione Victoria. Intervengono le forze dell’ordine che stabiliscono l’innocuità del plico e la metropolitana riprende lentamente a funzionare. Poi, nella tarda serata riprende anche la circolazione dei mezzi pubblici e sono i taxi ad essere presi d’assalto dai lavoratori che devono tornare a casa. Altri utilizzano il servizio di trasporto d’emergenza approntato con dei battelli sul Tamigi. Alcuni trovano ospitalità negli alberghi del centro oppure per strada o in qualche locale. La paura è tanta. Londra è anche lei una città vulnerabile come New York e Madrid.
 
 
LA METROPOLITANA DI LONDRA si estende con 12 linee per oltre 400 Km con treni che si susseguono ogni 90 secondi. Trasporta, in una giornata lavorativa normale 3 milioni di persone. La rete è complessa e su più livelli.
 
 
IL RACCONTO DI CHI ERA LI IN QUEI MOMENTI.
 
Lorenzo Campi: “Ero sulla metropolitana di Edgware fino alle 8.55 quando ho compreso che qualcosa era successo sulla rete, perché hanno cominciato a fare annunci. Poi c’è stato un boato, poi un bagliore e a quel punto la stazione è stata invasa dal fumo. A quel punto alcune persone hanno rotto i vetri delle carrozze per scappare dalla trappola”.
Lorenzo Pia abita nelle vicinanze di Tavistock square dove è esploso il bus. “Ho sentito un boato. Pensavo fosse caduto un ponteggio. Poi ho visto il bus. C’erano dei morti a terra. li ho visto mentre alcune persone li stavano coprendo. Non so quanti fossero. C’erano anche brandelli di carne per terra, alle finestre, sui parabrezza”.
Ian Wide, ausiliario del traffico di 35 anni, era vicina all’autobus quando quest’ultimo era fermo. “Ho sentito un’esplosione, mi sono voltato ed ho visto il tetto dell’autobus volare via. Poi ho visto alcuni passeggeri scappare verso il parco: c’erano molti feriti gravi”.
Fiona Trueman era su uno dei treni attaccati. “Ero in piedi vicino ad un finestrino quando mi sono caduti dei vetri sulla testa. Poi la luce si è spenta. Era difficile respirare, nel vagone c’era molto fumo. Era qualcosa di surreale”.
Micaela era nella stazione di King’s Road. “La gente era spaventata, ma tranquilla: il perfetto self control britannico. Le persone si allontanavano con tranquillità. Dopo i primi minuti di caos, Londra era una città spettrale: c’era silenzio ovunque”.
William Ward. “La mattina è cominciata normale. Dopo questi attentati è stato il caos. Tantissima gente per le strade: sembrava il centro di Napoli. Dopo mezz’ora la polizia ha bloccato il traffico”.
 
 
EWING, SUPERSTITE PER LA SECONDA VOLTA.
 
Ewing Gavin, 32 anni, è un funzionario della Deutsche Bank. L’11 settembre 2001 era a New York per lavoro. Il suo ufficio era nelle Twin Towers, ma quella tragica mattina era in ritardo ed al momento degli attacchi era ancora in albergo. Così è sopravvissuto al terrorismo la prima volta. Questa mattina, un’altra coincidenza fortuita lo ha salvato. Ogni mattina, prima di andare a lavoro lui e la moglie, Daniela Paolini, accompagnano la figlia all’asilo. Questa mattina la piccola non ci è andata perché è a Pesaro con i nonni. Loro hanno così preso la metropolitana a Liverpool Street mezz’ora prima del solito.
 
 
IL SELF CONTROL DELLE TV INGLESI.
 
In queste ore così intense e struggenti ha colpito il self control delle televisioni britanniche. Subito dopo lo scoppio degli ordigni, tutte le emittenti, pubbliche e private, hanno interrotto la loro normale programmazione mattutina per trasmettere telegiornali speciali su quanto accaduto. In queste lunghe ore di diretta non sono mai state mostrate le immagini più dure e forti ovvero quelle delle stazioni colpite subito dopo l’esplosione delle bombe ed ovviamente i cadaveri. Una scelta insolita per noi che siamo abituati a vedere quasi tutto e basta tornare con la mente all’11 settembre 2001, quando si vedevano le immagini delle persone che si buttavano dal World Trade Center in fiamme. Una decisione spiegata nei giorni successivi da Claire Powell, responsabile editoriale della BBC. “Il pubblico britannico si aspetta molta sensibilità dalla televisione. Non ama vedere le immagini dei cadaveri e ciò chi lavora in questo mondo lo sa. Per gli inglesi la sofferenza ed il lutto sono affari privati. Non spetta alla BBC dare informazioni ai parenti di eventuali vittime. In questi giorni su di noi non c’è stata nessuna pressione dalle autorità politiche. Lo stesso comportamento lo abbiamo avuto in occasione degli attentati di Madrid”.  
 
 

Valid XHTML and CSS.