| 22 luglio 2005, SHARM EL SHEIK |
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Il terrorismo colpisce ancora. Quindici giorni dopo Londra, tocca a Sharm el Sheik, nota località turistica sulle coste del mar Rosso. La città è attaccata nel giorno in cui ricorre l’anniversario della rivoluzione degli ufficiali di Nasser. E’ circa l’1 di notte in Italia, quando in un’area ancora viva nonostante l’ora, si avvertono, uno dopo l’altro, tre boati dovuti ad altrettante esplosioni. Colpiti tre punti diversi della città. Il primo ordigno è esploso nel parcheggio di taxi del bazar (il mercato locale). Il secondo, invece, davanti al Gazala Hotel (che è situato di fronte all’albergo che ospitò gli ultimi incontri internazionali per la risoluzione del conflitto israelo palestinese), il terzo nel parcheggio del Royal commercial Center. Le scene sono raccapriccianti. I piani terra degli alberghi sono ridotti in cumuli di macerie. Molte auto sono in fiamme così come anche tanti corpi. In giro ci sono anche i superstiti. Persone che corrono in ogni direzione in cerca di un luogo sicuro e di parenti ed amici. Nessuno tra la gente sa bene cosa è successo anche perché nessuno, nei primi istanti, ipotizza che il terrorismo possa colpire un’isola felice ed incontaminata come questa. Dopo i primi momenti di caos, intervengono le forze dell’ordine ed i mezzi d’emergenza che s’occupano del recupero dei cadaveri di cui non si sa un numero preciso e dei primi soccorsi ai feriti, molti dei quali sono trasferiti anche negli ospedali d’altre città. Intanto le ore trascorrono e la notte lascia il posto al giorno e con la luce del sole si comprende meglio la devastazione causata dalle tre deflagrazioni. Sharm el Sheik è lontana parente di quella che era fino a 16 ore prima.
Con la luce naturale, le operazioni di ricerca diventano più veloci ed il bilancio comincia a salire rapidamente. In serata sarà di 90 morti e 200 feriti. Tra i morti ci sono 11 stranieri, tra cui 1 italiano, Sebastiano Conti. Era in vacanza con la moglie. Lascia anche due figli di 5 anni e 18 mesi. E purtroppo anche tra i dispersi ci sono nostri connazionali, tutti imparentati con la vittima: la moglie, il fratello e la compagna di quest’ultimo. “In Mattinata – racconta Giuseppe Brindisi del Tg5 – si sono vissute delle ore insolite. C’era solo gente che urlava e cercava voli per rientrare in patria. Sharm el Sheik è un gioiello turistico ferito che avrà molte difficoltà a rialzarsi”.
TESTIMONIANZE.
I momenti drammatici di un attentato si comprendono meglio dai racconti di chi li ha vissuti in prima persona ed è sopravvissuto. Cominciamo con la testimonianza di Maria Teresa Ruta. “Eravamo a 300 metri dal Moby Dick, quando abbiamo sentito le prime due esplosioni molto forti. Le altre non le abbiamo avvertite perché dopo le prime due siamo corsi in spiaggia aiutati da alcuni ragazzi egiziani. Qui ci hanno detto di non stare fermi, ma di camminare. Non sapevamo bene cosa fosse successo, ma anche noi pensavamo che fosse esplosa una bombola del gas”. Proseguiamo con un altro turista. “Abbiamo sentito un botto, poi abbiamo visto del fumo. Pensavamo all’esplosione di una bombola del gas. La paura è statta di più quando abbiamo capito cosa era successo”. Quest’altro era al mercato. “Ho sentito un boato. Sono caduti e poi, intorno a me, c’era altra gente”.
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