| 11 marzo 2004, MADRID |
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GIOVEDI’ 11 MARZO 2004.
Dieci ordigni sono esplosi, ad intervalli di qualche minuto l’uno dall’altro, su 4 convogli della linea della metropolitana di Madrid fermi nelle stazioni di Atoche, Santa Eugenia ed Ei Pozo. Nella deflagrazione sono morte 192 persone, più di 1400 i feriti soccorsi anche in due ospedali da campo prontamente allestiti. Traffico stradale paralizzato, in tilt anche le linee telefoniche fisse e mobili. “Il vostro re sta soffrendo con voi – ha detto alla nazione Juan Carlos – Dobbiamo essere uniti di fronte alle barbarie del terrorismo che non sconfiggerà la democrazia. La Spagna vuole vivere in pace”. “I terroristi – ha aggiunto il premier Aznar – hanno voluto provocare il maggior danno possibile. Non è la prima volta che subiamo questi attentati. Metteremo fine al terrorismo, vinceremo questa battaglia. Questi criminali saranno giudicati e condannati dai nostri tribunali. Li fermeremo con l’unità degli spagnoli, con leggi forti, forze di sicurezza e con il sistema giudiziario”.
Al Qaida rivendica l’attentato con una missiva recapitata al quotidiano londinese in lingua araba “Al Quds al Arab”. “Aznar, dov’è l’America? – si legge – Gran Bretagna, Giappone, Italia, chi vi proteggerà da noi? Siamo riusciti ad infiltrarci nel cuore dell’Europa crociata ed abbiamo colpito una delle basi dell’alleanza dei crociati. Il vento della morte sta per abbattersi anche sull’America. E’ pronto al 90% e presto s’abbatterà. Quando abbiamo attaccato le truppe italiane a Nassiriya abbiamo inviato un messaggio a voi ed agli agenti dell’America, un ultimatum per invitarvi al ritiro dall’alleanza anti islamica, ma non avete compreso. Ora abbiamo reso chiaro il messaggio. Non proviamo compassione per i cosiddetti civili”.
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