| PER NON DIMENTICARE: 11 SETTEMBRE 2001/2011 |
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11 settembre 2001, una data che ha cambiato la storia degli Stati Uniti d’America e del mondo intero introducendo nel nostro vocabolario parole nuove, poco note. “Un giorno che ha significato molto anche per me – ammetto – E’ stata un’altra spinta verso questa professione. Era appena iniziato il nuovo anno scolastico, ero in cucina e stavo svolgendo alcuni esercizi, quando in televisione mostrano le scene di quanto stava accadendo in tempo reale dall’altra parte del Pianeta. Smetto di studiare e seguo con attenzione le edizioni straordinarie dei telegiornali, annotando orari, dati e curiosità sui fogli che avevo a portata di mano. Nei giorni seguenti dalla rielaborazione di questi appunti nasce il mio primo volume concernente quest’attentato e tutto quando né è derivato. Un’opera lunghissima, tutta su quaderni grandi a quadretti (non avevo il computer), della quale riporto alcuni stralci ritenuti più significativi”.
LA CRONACA DI QUEL GIORNO.
ORE 8.46 locali (le 14.46 in Italia), un boeing 737 d’una compagnia di bandiera statunitense, dirottato, si schianta contro una delle Torri Gemelle del World Trade Center di Manhattan (New York). La struttura, alta 427m, divisa in 110 piani, crolla subito alle ORE 10.07.
ORE 9.05 (le 15.05), il velivolo 767, partito da Boston, s’abbatte contro l’altro grattacielo che cederà al suolo alle ORE 10.29.
ORE 9.18 (le 15.18), il presidente Bush cancella gli impegni della mattinata.
ORE 9.20 (le 15.20), l’Fbi rivela d’essere stato avvertito d’un possibile dirottamento di un aereo.
ORE 9.30 (le 15.30), evacuata la Borsa del Nymex e il New York Mercantile Exchange. La Borsa di Wall Street rinvia l’apertura delle contrattazioni.
ORE 9.36 (le 15.36), il primo bilancio delle vittime parla di 6 morti e circa 1000 feriti.
ORE 9.45 (le 15.45), liberate in rapide successione la Casa Bianca, il Dipartimento del Tesoro, gli edifici intorno ed il Palazzo di Vetro dell’Onu (ORE 10.20).
ORE 10.08 (le 16.08), il segretario di Stato Powell lascia il Perù dov’era per l’assemblea generale dell’Osa e rientra negli Usa
ORE 10.18 (le 16.18), un ordigno esplode nel Campidoglio, la sede del ministero della Difesa.
ORE 10.35 (le 10.35), i passeggeri riescono a deviare un volo (United Airlines 93) che doveva colpire il Congresso. Si schiantò in un campo vicino Shanksville, nella Contea di Somerset (Pennsylvania).
Negli stessi istanti, un quarto aereo (American Airlines 77) esplode in cielo cadendo sul Pentagono che crolla parzialmente. Contemporaneamente è sgombrata tutta la zona intorno al Campidoglio e Manhattan sud. Chiuse la Casa Bianca, la borsa di Londra, gli aeroporti delle due città.
ORE 11.20 (le 17.20), la compagnia America AirLine annuncia d’aver perso un suo velivolo. Poco dopo tocca alla United diffondere la stessa notizia.
ORE 11.51 (le 17.51), un boeing 747 crolla al suolo colpito, forse, dai caccia militari levatisi in cielo per difendere il territorio. In un breve discorso alla nazione, il presidente Gorge W Bush afferma che i responsabili di questi gesti non saranno impuniti. Subito si susseguono le voci sui possibili mandanti di quest’atto terroristico. Si parla degli estremisti islamici, degli integralisti al potere in Afghanistan, dei seguaci del miliardario saudita Osama Bin Laden.
ORE 12.26 (le 18.46), si schianta anche un palazzo sito vicino al World Trade Center.
VITTIME: 2974 persone (la maggior parte civili di 70 diverse nazionalità) tra cui: 19 terroristi, 341 vigili del fuoco, 2 paramedici, 23 agenti della polizia locale, 37 uomini della portuale, 246 sugli aerei (88, 59, 59, 40), 55 militari al Pentagono.
Sono stati identificati con precisione solo 1600 cadaveri. Gli uffici medici raccolsero anche “circa 10.000 frammenti di ossa e tessuti che non possono essere collegati alla lista dei decessi”. Altre ossa furono trovate anche nel 2006, mentre gli operai approntavano il Deutsche Bank Building per la demolizione.
In base alle loro età ed alle rispettive aspettative di carriera è stato calcolato un risarcimento che è stato pagato alle famiglie.
50/100, le persone che si gettarono nel vuoto dai grattacieli. L'ampia forbice nella cifra deriva dai diversi dati forniti dalle testate giornalistiche locali.
SOPRAVVISSUTI: 15000 persone sono riuscite ad abbandonare in tempo le Torri Gemelle
GLI AEREI di linea erano in viaggio verso la California, ed erano partiti dagli scali Logan (di Boston), Washington Duelles, Newark (in New Jersey, ma serve anche New York).
DURANTE IL DIROTTAMENTO, alcuni passeggeri e membri dell’equipaggio riuscirono a telefonare con l’apparecchio aria-superficie della GTE e con i cellulari raccontando che diversi dirottatori erano a bordo di ciascun aereo e che ne avevano preso il controllo usando coltelli e taglierini per uccidere alcuni assistenti di volo, almeno un pilota o un passeggero, tra cui il comandante del volo 11, John Ogonowski.
LA SCATOLA NERA dello United Airlines rivelò che l’equipaggio e i passeggeri tentarono di sottrarre il controllo dell’aereo ai dirottatori dopo aver saputo, per via telefonica, che altri mezzi erano stati mandati a schiantare contro degli edifici. Secondo la trascrizione, uno dei dirottatori diede l’ordine di virare il velivolo quando fu chiaro che ne avrebbero perso il controllo.
LA COMMISSIONE D’INDAGINE stabilì che due dei dirottatori avevano recentemente acquistato attrezzi multifunzione di marca Leatherman. Emerse inoltre che spray nocivi tipo gas lacrimogeno o al peperoncino sarebbe stato utilizzato sui voli American 11 e United 175 per tenere i passeggeri fuori dalla cabina di prima classe.
In occasione del 10° anniversario sarà svelato il MEMORIAL, un monumento celebrativo sulle cui pareti laterali sono stati scritti i nomi di tutte le vittime in ordine alfabetico e senza indicarne la professiona.
Un anno dopo dovrebbe essere aperto anche il museo, tributo alla memoria di quella giornata.
TESTIMONIANZE.
Alle 7.30, Sujo John raggiunge il suo ufficio sito all’88° piano della Torre Nord. Alle 8.45, sente un collega urlare: “E’ un aereo!”. Segue un’enorme esplosione, tutti i vetri si rompono e la stanza è invasa dai rottami fumanti dell’American Airlines 11. “Abbiamo sentito che l’edificio oscillava pericolosamente verso sinistra. Le armature metalliche cominciavano già a cedere. C’era un enorme cratere e potevamo scorgere i 10 piani situati più sotto”.
Dopo circa un’ora, riesce ad abbandonare il grattacielo. “In quel momento ho scoperto un panorama di desolazione, tutto sembrava distrutto. Scorgevo la fusoliera dell’aereo che s’era da poco sfaciata e centinaia di vittime sparse sul suolo. Sembrava una scena di guerra”.
Decide di raggiungere la seconda torre dov’era la moglie. Avverte una forte esplosione ed i 110 piani della Torre sud iniziano a crollare. “Ci siamo rannicchiati ad un’estremità dell’edificio ed ho iniziato a pregare. Ho spiegato alla gente che stavamo tutti per morire, tutti si sono messi a piangere”.
William Rodriguez ha lavorato al World Trade Center per 20 anni della mia vita come responsabile della manutenzione nella torre nord. L’11 settembre aveva l’unico passe-partout per aprire tutte le serrature delle porte degli edifici, anche se c’erano altre 4 persone che li avevano ed erano addestrati per affrontare situazioni d’emergenza e di soccorso, ma furono i primi a fuggire.
“Era una giornata bellissima con il cielo terso. Sono arrivato al lavoro alle 8.30, stavo parlando con un supervisore, eravamo al 1° livello dei sotterranei della torre nord che è stata la prima ad essere colpita ma la seconda a crollare. Alle ore 8:46 abbiamo sentito un’esplosione che proveniva dai piani al di sotto di quello in cui mi trovavo, tra il B2 e il B3. E’ stata così violenta e l’edificio ha tremato così forte che le pareti si sono crepate e il controsoffitto è crollato. Alcuni secondi dopo abbiamo sentito un impatto enorme nella parte alta dell’edificio (l’aereo si era schiantato sulla Torre) che ha iniziato subito a tremare così forte che tutte le 40 persone che si trovavano con me in hanno iniziato a gridare tutte assieme, c’era una confusione e un caos totale. Tutti gridavano: «E' un’esplosione!». Davanti a me è apparso un uomo di colore che si guardava le braccia, mi sono accorto che c’era qualcosa che pendeva dalle sue dita: era la sua pelle, lacerata da sotto le ascelle fino alla punta delle dita. E’ Felipe David (lavoratore immigrato honduregno) ed era in completo stato di choc; ho guardato il suo volto che aveva delle parti mancanti, gli ho chiesto che cosa fosse successo, e mi ha risposto che si trovava davanti agli ascensori ed era stato ustionato, così ho cominciato a spingere tutti fuori dall’ufficio. A quel punto abbiamo sentito un’altra esplosione, siamo usciti fuori dall’edificio, ho fermato un’ambulanza e ho fatto salire alcune persone. Guardando verso l’alto ho avuto modo di vedere l’incendio e tutte le macerie che cadevano, riuscivo a scorgere l’antenna in cima all’edificio. Ho iniziato a pensare alle persone che stavano a Windows on the World, il ristorante in cima, e mi sono molto preoccupato perché avrei dovuto essere lì in quanto di norma, quando iniziavo a pulire, cominciavo sempre da quei piani alti e ogni mattina facevo colazione col personale del ristorante. Le conoscevo tutte bene quelle 67 persone che sono morte nel ristorante; a quel punto ho capito che dovevo ritornare indietro. Ho preso una radio da una guardia della sicurezza vicino a me e sono ritornato indietro entrando verso l'altro edificio tramite un sotterraneo che collegava le torri 1 e 2. Nel sotterraneo ho incontrato due persone che non sapevano che un aereo si era schiantato sull’edificio.
C’era acqua ovunque perché si era attivato immediatamente il sistema degli sprinkler antincendio, tutto era inondato. A quel punto ho preso uno degli ascensori e mi sono avvicinato alle due persone che gridavano tra il B2 e il B3. Erano disperate, nell’ascensore non c’era più luce né energia elettrica, urlavano. Mi sono guardato attorno e ho trovato un pezzo di metallo, un rottame, ho iniziato a dare colpi sulla porta per cercare di rompere il meccanismo e la porta si è aperta. Ma c’era il vuoto perché, in realtà, la cabina era molto più in basso. Allora sono andato dove c’era il compattatore della spazzatura di tutto l’edificio, dato che l’elettricista lasciava lì le scale. Fui fortunato: l’unica che non era legata era la più lunga, circa sei metri. L’ho presa, l’ho inserita nel pozzo e sono andato ad aprire la botola e a far uscire i 2: un dipendente di colore di una società che consegnava i pacchi e Salvatore Giambanco (imbianchino italiano). Li ho, poi, caricati sull’ambulanza. Ho incontrato degli agenti di polizia che mi hanno chiesto se avevo il passe-partout, siamo andati nella hall e lì c’erano dei vigili dei fuoco che aspettavano. Mentre salivamo le scale era difficile procedere, i pompieri avevano un sacco di pesanti attrezzature, inoltre c’erano le persone che correvano giù dalle scale. Al 3° piano siamo passati su una rampa migliore. Mi ritrovavo ad aprire delle porte ai vari piani, a far uscire molte persone che in molti casi non riuscivano a capire che cosa stesse succedendo.
Contemporaneamente sentivamo delle esplosioni che continuavano a verificarsi nei vari piani. Al 27° c’era un disabile e la sua carrozzina ostacolava la discesa degli altri. A quel livello tutti i vigili del fuoco non riuscivano più a salire, erano stanchi e distrutti dalla fatica. Al 33° piano ho trovato una donna a terra che non sapeva dov’era l’uscita; l’ho tirata e l’ho affidata ad altre persone che scendevano. Dal34°, ho udito un rumore come di spostamenti di attrezzature pesanti, ma quel piano era chiuso per ristrutturazione. Ero spaventato ed ho oltrepassato quella porta andando ai piani superiori. Ad un certo punto ho incontrato alcuni agenti di polizia e stavamo parlando quando abbiamo iniziato a sentire una serie di esplosioni in rapida successione. Al radiotelefono dicevano: «Abbiamo perso il 65, il 65° è crollato, dal 65° fino al 44°... » Tutti quei piani erano crollati. Abbiamo iniziato a scendere raggiungendo il 27° piano, poi di corsa giù per le scale fino alla hall e da qui sulla strada. Sentivamo le grida delle persone ancora bloccate negli ascensori, ma erano bloccati, è stato orribile. Ho iniziato a camminare verso l’uscita, c’era uno sbarramento di polizia che aveva isolato l’area per sicurezza, guardandomi attorno ho visto i corpi di tutti quelli che si erano buttati dall’edificio. Ho anche riconosciuto il cadavere della signora dei 33° piano che avevo chiesto di accompagnare giù, il suo corpo era stato tagliato a metà come da una gigantesca ghigliottina, perché mentre usciva una lastra di vetro le era caduta addosso precipitando dall’alto straziandola in quel modo in una frazione di secondo. Ad un certo punto ho sentito tutti che mi urlavano: «Corri, corri, correte». Ho sentito come un terremoto e l’unica cosa che ho percepito è stato un autocarro dei vigili dei fuoco di fronte a me, ho pensato che sarei rimasto ucciso e mi sono ritrovato sotto questo automezzo con tutto che crollava attorno. Anche l’autobotte sembrava dovesse crollarmi addosso. Poi, tutto si è fermato, io mi sentivo come ustionato da quella strana polvere che riempiva tutto. Dopo un po’ sono riusciti a tirarmi fuori dalle macerie e sono stato identificato dai vigili dei fuoco e dalla polizia come l’ultima persona riuscita a salvarsi”.
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