La mia gara 3 Pozzuoli - Catanzaro PDF Stampa E-mail

 

Devo ammetterlo. Sono poche le partite che ho vissuto così intensamente: gara 3 del secondo turno dei play out tra il Centro Serapide Pozzuoli ed il Catanzaro rientra in questo gruppo. Mi sono imposto di vivere i match in maniera fredda, pacata, professionale, ma domenica 10 maggio non ci sono proprio riuscito. Troppa la voglia di vedere chiusa positivamente la serie, di chiudere anche questa stagione e, quindi, libero sfogo alle mie emozioni senza, però, dimenticare, il mio compito di redigere il comunicato sull’incontro. Anche questa volta da svolgere sugli spalti perché gli arbitri non vogliono nessuno a bordo campo. (pur se rende più scomodo il mio lavoro è una decisione che condivido). Ormai ci sono abituato, con la maschile funziona così al PalaErrico. Mi sistemo come contro Ruvo (8 marzo) nel settore della gradinata di fronte la panchina flegrea. Accendo il computer pochi secondi prima della palla a due. Si comincia, la tensione sale a livelli vertiginosi e sono subito dolori. I calabresi sono più vivi che mai e vogliono provare a piazzare la zampata vincente e, sin dalle prime battute sembrano riuscirci tenendosi spesso avanti nel punteggio. Soffro da morire. I gialloblù lottano, rosicchiano qualche punto, ma non riescono a mettere la testa avanti. In alcune circostanze la palla sembra proprio non voler entrare. La paura aumenta, il pensiero di rivivere un film simile al secondo confronto 2 mi attanaglia. Non lo dico a nessuno delle persone intorno a me. La sfida mi sembra stregata, ma i partenopei sono determinati al punto giusto. Anche il pubblico è carico ed incita come non mai i padroni di casa. Atmosfera bellissima, ogni tanto mi scorgo dalla mia posizione per ammirare quella muraglia umana con tantissimi volti a me noti. Nella ripresa tremo per qualche secondo, quando Scorrano resta a terra dopo essersi scontrato con la parete di fondo campo. Perdere i suoi punti sarebbe un disastro, senza nulla togliere agli altri cestisti. Fortunatamente l’esterno di Galatina si rialza e con i compagni riprende a lottare come 5 leoni. Il contestato canestro di De Monaco allo scadere dei 24” al 30° (51–59) sembra un nuovo segnale della partita no. Ad essere onesti a caldo non comprendo neanche che il quarto è finito. Sono in palese trance agonistica, spero nella maggiore aggressività difensiva mostrata negli ultimi possessi dai campani. La rimonta appare lunga e difficile. La tripla di Scorrano con annesso libero supplementare (65–61 al 37°) fa esplodere il PalaErrico ed anche il sottoscritto. E’ difficilissimo mantenere la calma, la lucidità necessaria per scrivere l’articolo. Decido di procedere con il vecchio sistema d’annotare ogni azione (minuto, esito, risultato). Intanto in un amen i viaggianti impattano. E’ tutto da rifare. La preoccupazione aumenta. Ci pensa Andrè a firmare un prezioso +2 al 39° (68–66). Non esulto, attendo che negli ultimissimi istanti il margine si dilati maggiormente: 73–66 a 20” dalla sirena. Ora sì che è finita. Sono distrutto, mi sembra d’averla giocata la gara, ma non c’è tempo per festeggiare. C’è il comunicato da completare e, soprattutto, da rileggere con attenzione. In ogni caso anche questi sono i momenti per cui vale la pena di svolgere questo lavoro. Grazie ragazzi per avermeli fatti vivere insieme a voi.
 
 

Valid XHTML and CSS.