| Bell'atmosfera, ma finale stregato - 23 marzo |
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Difficile raccontare il derby dal mio punto di vista. A quasi 24 ore di distanza sono tanti i pensieri e le immagini contrapposte che mi affollano la mente. In primis è ancora forte la delusione per la grand’occasione buttata al vento dalla Gma Phonica Pozzuoli. Un successo avrebbe quasi assicurato la salvezza diretta, invece, il –6 ha materializzato di colpo i play out e scoperchiato un vaso di pandora tenuto a fatica chiuso nelle passate settimane. Il gioco delle flegree non è più buono ed efficace come prima e poi ci sono i contrasti interni al roster che coach Palombo dovrà risolvere in fretta per non vanificare il tutto (non voglio neanche pensare all’ipotesi più tragica). Il suo volto, a fine gara, diceva tutto sulla sua immensa delusione per quello stop. Mi tocca l’ingrato compito d’avvicinarlo per qualche dichiarazione da girare ai colleghi presenti. Non è un momento facile per me, non so com’iniziare il discorso, la mia scelta non è la migliore, ma ottengo poche sue battute. Più che le parole, però, ripeto è l’espressione del suo viso a rendere l’idea della serata. E’ pensare che era iniziata bene. Il PalaErrico presentava un’eccezionale colpo d’occhio: spalti gremiti in ogni ordine di posti ed in tutti i settori, ci sono anche alcuni striscioni per incitare la squadra. L’attesa infinita (circa 90’) passa abbastanza rapidamente con due chiacchiere con i colleghi presenti. Siamo in 4 più 5 fotografi: sembra una finale scudetto, non lo è, ma poco ci manca per la valenza della posta in palio. C’è anche l’imprevisto dell’ultimo minuto. Un cronometro dei 24” non funziona: si lavora alacremente per ripararlo, mentre subito compare l’apparecchiatura di riserva per non materializzare recenti e foschi fantasmi (0–20 a tavolino). La tensione e la preoccupazione sale. Si trova anche un segnalatore acustico. Si comincia con un cronometro elettronico ed uno manuale ed al primo canestro di casa c’è il boato del pubblico. Il primo quarto fila via con le ospitanti che riescono, seppur non agevolmente, a staccare le vomeresi (15–7 al 10°). La fase difensiva è buona, l’attacco, invece, ha alcuni passaggi a vuoto. Aumentano nella seconda frazione con il margine che s’assottiglia fino a scomparire al 19° (21 pari) ed al 20° (22–23). La ripresa è un calvario: le puteolane sbagliano l’impossibile e le partenopee volano via: +5 al 25°, +10 al 17°, + 11 al 30°. Non ci posso credere, un film troppo brutto per essere vero: le migliori realizzatrici flegree non riescono ad incidere: per Andjelic una tripla nel primo periodo, poi nulla più, per Dixon 6 punti, ma 3 falli compiuti in poco più di 1’ nel secondo quarto, le soluzioni dell’allenatore che non sortiscono effetti. Vivo l’ultima frazione convito che sarà simile alla precedente. I primi frangenti non mutano le mie impressioni, poi un sussulto. Tre piccoli break (6–2, 4–1, 6–3) che valgono il pareggio a quota 48. mi rianimo di colpo, il trend sembra essere cambiato, invece, nel finale le viaggianti sono più fredde, guadagnano 4 falli e con il 7/8 dalla lunetta chiudono il conto facendo calare il sipario sulla partita. Napoli esulta con i propri tifosi. Ancora una volta resto seduto sulla mia sedia, il PalaErrico si rivela stregato nel derby così come la maglia rossa porta bene alle partenopee che la indossavano anche il 19 marzo 2008. Quella sconfitta estromise le padrone di casa dalla salvezza diretta, la storia s’è ripetuta, purtroppo. Servirà un miracolo per superare il Vomero Bk (2 lunghezze in più in graduatoria con l’ulteriore vantaggio della differenza canestri) avendo a disposizione solo 3 match, di cui 2 esterne.
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