| Il derby vinto al PalaBarbuto - 23 dicembre |
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Il racconto del mio derby inizia dalla fine. La Gma Phonica Pozzuoli è in vantaggio, quando l’arbitro sanziona un antisportivo ad Andjelic: Cintia segna entrambi i personali, ma non va a bersaglio la tripla di Robinson che si rifà poco dopo con il canestro del –2 (63–65). La gioia per il probabile successo esterno lascia spazio ad un pizzico crescente di paura che la vittoria possa sfumare sul più bello proprio come il 19 marzo scorso al PalaErrico. Un film già visto che si ripropone ancora poi quando a 18” dalla sirena Dixon va in lunetta, ancora una volta lei, ma ora la stella americana è freddissima e non sbaglia un tiro ristabilendo le distanze. Nonostante nel basket non si può mai dire, sento che la partita è finita: le flegree hanno fatto proprio questo derby. Abbandono il mio posto a bordo campo per prepararmi all’invasione del parquet per immortalare la soddisfazione della squadra. Non capisco molto, salto da una cestista all’altra scattando diverse foto, alcune risultato poi non buone, ma è normale volendo prendere la loro esultanza nella maniera naturale. E’ un susseguirsi di sorrisi, abbracci, pacche sulle spalle, saluti con i tifosi sugli spalti. In tutte loro e nello staff tecnico e dirigenziale c’è la felicità d’aver conquistato questo risultato. Personalmente sono contento per loro che se lo meritavano. Passati questi momenti, sistemo la mia attrezzatura per portarmi poi all’esterno dell’area spogliatoi per attendere Dixon, la protagonista della serata per me cominciata intorno alle 17. Giungo al PalaBarbuto più tardi di quanto m’ero prefissato: avevo calcolato male il traffico, ma non fa nulla. Solo gli addetti ai lavori nell’impianto dove testo la fotocamera con le locali condizioni di luce. Arrivano i colleghi con cui ci apprestiamo a seguire l’incontro. Meglio dire viverlo dato che è difficile essere totalmente impassibile di fronte le gesta della formazione tanto più che la gara è avvincente, combattuta e stenta a trovare un padrone stabile alternandosi di conseguenza i miei stati d’animo. C’è, però, fiducia nel vedere che le puteolane lottano, sono vive anche se c’è qualche conclusione che non entra, o pochi rimbalzi difensivi catturati. Lo svantaggio, quando c’è, è sempre minimo. Nel secondo tempo i positivi riscontri della zona difensiva voluta da coach Palumbo mi danno coraggio, penso che il colpo corsaro è possibile, basta solo che il team mantenga quella concentrazione ed intensità. Il Vomero Bk stenta a bucare quello schema, mentre le flegree trovano più varchi sull’altro lato del campo e mettono definitivamente la feccia al 36° (54–59). Addio tensione, ansia, sembra fatta. Non lo è per alcuni interminabili secondi prima dell’esplosione di gioia finale.
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