| La sfida salvezza - 9 aprile 2008 |
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La prima stagione con l’Italmoka Pozzuoli, mi ha regalato tanti bei momenti, formativi per la mia crescita professionale, ma non solo. Tanti ancora mi auguro di viverne, per ora né racconto uno che mi è rimasto ben impresso nella mente.
Mercoledì 9 aprile, è in calendario la gara 2 del primo turno dei play out. Oltre al team a Pomezia va anche una delegazione di tifosi. Con piacere mi aggrego a loro spinto dalla sensazione che sarà la partita della salvezza, anche se consapevole che vincere in trasferta non è mai una passeggiata. Il sesto senso m’induce ad avere molta fiducia nella volontà di chiudere i conti del roster. Si parte di pomeriggio dal PalaErrico: prima la squadra, apparentemente serena, tranquilla, ma già concentrata sull’incontro, poi noi. La distanza da percorrere non è tanta, ma un po’ di traffico prolunga i tempi anche perché la palla a due s’avvicina (prevista alle 20.30).
Arriviamo nell’impianto laziale alla seconda azione, ma il punteggio è ancora sullo 0–0. Per il racconto del match vi rimando allo specifico comunicato, qui mi soffermo sulle mie sensazioni. Squadrata la struttura mi rendo conto che il punto migliore per seguire il confronto è in piedi, fuori del recinto di gioco, alle spalle di Gianluca Sebastiano e della panchina flegrea. Da lì ho una buona visibilità di tutto il campo e sulle sue note statistiche (utili se qualcosa mi sfugge). Da quella posizione oltre a guardare la sfida l’ho vissuta intensamente. Ogni canestro sbagliato, errore generava rammarico e nello stesso tempo la ferma intenzione di non ripeterlo nelle giocatrici sul parquet ed in quelle in panchina con lo staff tecnico, ma soprattutto ogni mossa decisiva, punto realizzato era un’esultanza, un grido di gioia, un sorriso che stemperava leggermente la tensione con il pubblico puteolano sulle gradinate alle mie spalle che faceva sentire la formazione come a casa. Con le dovute proporzioni sembrava una bell’atmosfera calcistica. Assolutamente non facile non farsi contagiare, ma nello stesso tempo dovevo rimanere concentrato sulla gara da dover poi raccontare ai giornali partenopei. Ricordo con piacere un aneddoto. Nell’intervallo lungo riporto il primo tempo a Max Bonardi di Napolipiù che sentendomi molto tranquillo mi chiede conferma del + 12 biancoblù. Il risultato è corretto e gli spiego che sono moderatamente felice perché per me la strada è ancora lunga. Meglio non gridare vittoria troppo presto. La ripresa, invece, prosegue con le Pozzuoli che non abbassano mai la guardia e completano in scioltezza la partita. A risultato oramai acquisito, i minuti finali sono una meritata passerella per tutte le cestiste, con applausi per ognuna di loro. L’incontro non ha più mordente, non c’è nulla di rilevante da raccontare sul piano tecnico, soltanto da applaudire il roster. Alle ore 21.50 circa è finita (57–85), tutti in campo a festeggiare. Sorrisi, abbracci in ogni dove. Le fatiche d’un campionato ripagate da questo traguardo, momenti di felicità pura. La mia serata non è terminata.
Devo esporre il match ai giornali. Riordino tutti i miei appunti, uno scout gentilmente prestatomi da un dirigente del Pomezia (non trovo più il mio) ed inizio a parlare a ruota libera con uno stato d’animo ovviamente diverso. Lo faccio per diversi minuti al punto che mi segnalano che, però, bisogna ripartire. Di conseguenza completo questo lavoro nel bus tra una pausa e l’altra per piccoli abbassamenti del segnale del cellulare. Comprensive le redazioni per una serata storica per la compagine di via Celle, prima per me vissuta dall’interno. Finito tutto, avverto i miei genitori del risultato e poi finalmente mi rilasso. Sono passate le 23, il pomeriggio è stato lungo, la stanchezza comincia ad affiorare, ma né è valsa la pena. Per chi scrive di sport, ma soprattutto è appassionato, questi momenti sono sempre belli, piacevoli. Per avermi permesso di vivere una serata simile ringrazio la Pall. Pozzuoli tutta senza menzionare nessuno in particolare per non dimenticare nessuno. Alla prossima.
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