Il calcio PDF Stampa E-mail

La mia passione per il calcio è nata nel luglio 1994 guardando in televisione le partite della coppa del Mondo svoltasi negli Stati Uniti nel segno indelebile di Roberto Baggio. Fu lui a trascinare l’Italia di Arrigo Sacchi sino alla finale di Pasadena contro il Brasile in cui fu lui a fallire il rigore decisivo. Un pallone alto nel cielo americano rimasto per diverso tempo nell’immaginario collettivo e mio personale. Da quel momento ho iniziato ad avvicinarmi sempre più a questo sport che attira milioni d’italiani per le sue giocate spettacolari, ma che in questi anni è stato anche macchiato da episodi non belli come le violenze negli stadi, ma soprattutto i vari scandali: dal doping, alle fideiussioni false, ai passaporti illeciti, sino all’ultimo, il più grave per la mia esperienza: calciopoli o Moggiopoli che dir si voglia. Diversa la denominazione, ma non la sostanza per un’inchiesta disciplinare, ma anche civile (ancor in corso) che ha cambiato in parte il volto del soccer, ma non minato la mia passione, il mio entusiasmo per seguirlo principalmente a distanza, non dal vivo. Poche le gare che ho seguito allo stadio. La prima assoluta è molto datata, un Salernitana–Reggina di serie B a cui è seguita, nella stagione 1997/98, un Salernitana–Cagliari 1–0 (rete di Tosto) nel campionato finito con la promozione in A dei granata. Un traguardo storico per la città che lo ha festeggiato in piazza una sera di giugno. C’ero anch’io con mia mamma ed un cugino che ora non c’è più, ma che della squadra cittadina era un tifoso accanito, con diverse trasferte alle spalle. Una bell’esperienza così come la mia prima al San Paolo, l’impianto di Diego Armando Maradona e dell’epoca d’oro del Napoli di Ferlaino: 2 scudetti, 1 coppa Uefa, 1 coppa Italia. Tutti trionfi che ho rivissuto attraverso le immagini di repertorio più volte trasmesse in tv e raccolte nella collana ….curata da Salvatore Biazzo. Tornando al mio caso: era il 5 marzo 2000 e nel catino di Fuorigrotta c’è il derby. Dirige Collina (il miglior fischietto del mondo). Con mio padre, arrivammo allo stadio con i mezzi pubblici e con largo anticipo per gustare tutte le suggestioni che, per un calciofilo dipendente, quell’impianto dà. Poi non ci sono più andato. Ho preferito seguire gli incontri in televisione abbonandomi prima a Tele più nell’estate che il sodalizio azzurro s’accordò con Stream, ma a me non importava perché le migliori formazioni erano legate all’altra pay tv, poi su Sky Sport, il top oggi nel settore. Commenti competenti, ma caldi che ti trascinano dentro il match come in occasione di Germania 2006, il primo mondiale interamente a pagamento 63 confronti tutti d’un fiato, con approfondimenti misti di competenza, professionalità, ma anche momenti d’allegria per stemperare la tensione. Sempre crescente con il passare dei turni della selezione di Lippi. Come dimenticare l’urlo di Fabio Caressa dopo la semifinale con i padroni di casa. Quel “chiudete le valige amici, si va a Berlino” accompagnato da un sorprendente caloroso “andiamo a Berlino” di Beppe Bergomi. Lo zio nazionale s’è sciolto davanti alla prima impresa tricolore con le reti di Grosso e di Del Piero. Rivedendo questi frangenti mi vengono ancora i brividi come la prima volta ed ancor di più con la finale con la versione “Il cielo azzurro sopra Berlino” di Marco Civoli su Raiuno (la tv di stato trasmise solo i migliori 25 match) ed un commosso “gridiamo tutti insieme, tutti insieme, quattro volte: campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo” del telecronista satellitare. Per me che non c’ero nel 1982 un momento epico, sportivamente parlando, che ti riconcilia con il calcio. Non fa nulla se Sudafrica 2010 andrà male, quei momenti resteranno sempre nella mia memoria come d’altronde la grande stagione 2007/2008 disputata dal Napoli. Al ritorno in massima serie la selezione di Reya ha fatto vivere momenti impensabili con la goleada con l’Udinese al Friuli (5–0), con il roboante 4–4 dell’Olimpico con la Roma, ma soprattutto con il successo interno sulla Juventus (3–1) e sull’Inter (la prima sconfitta dei Mancini boys). Ci sono state anche sconfitte difficili da digerire, ma passano in secondo piano. Tutti momenti importanti che fanno parte della mia vita integrando la mia passione per il calcio nata nel luglio 1994.

 

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