SI VINCE QUANDO SI FA SQUADRA (mondiale 2009) PDF Stampa E-mail

 

 

"Si vince quando si fa squadra". La frase pronunciata in un’intervista dal presidente della Ferrari Luca Cordero di Montezemolo ben s’adatta alla storia recente della Brown Gp. Nel momento peggiore della sua vita sportiva, con la Honda già fuori dalla Formula 1, il team s’è compattato intorno al nuovo patron (5 marzo, pag 18), Ross Brawn che, con la sua grande esperienza tecnica ed umana, l’ha guidata saldamente in questo campionato divenuto, con il passare delle settimane, trionfale.
In particolare l’avvio con Jenson Button che dominava le gare grazie alla sua bravura ed alla superiorià della vettura che disponeva del cosiddetto “fondo con il buco”. Una particolare del posteriore frutto d’un’interpretazione del regolamento diversa da tutte le altre scuderie. Risentite per l’acccaduto, queste hanno presentato ricorso alla Fia che lo ha rigettato ritenendo regolare quest’innovazione (15 aprile, pag 36). Le altre compagini sono dovute correre ai ripari, copiandola, inserendola in un progetto proprio, differente. Questo ha dato un ulteriore vantaggio al rifondato sodalizio inglese che, nonostante la palese crisi della seconda parte del mondiale, è riuscita a tenersi in testa nelle due graduatorie giungendo in Brasile con un vantaggio tale da poter conquistare le corone iridate con un Gran Premio d’anticipo. Un successo di cui andare fieri per le tante difficoltà avute, appunto ottenuto facendo squadra.
Per gli appassionati di questa categoria motoristica c’è il rammarico per quella decisione della Federazione che ha penalizzato gli altri, tra cui la rossa vittima d’una stagione nerissima, con le tante ombre e le poche luci di Kimi Raikkonen, il terribile infortunio occorso a Felipe Massa (26 luglio, pag 78), le difficoltà d’adattamento nel nuovo ruolo del collaudatore Luca Badoer e nell’inedità realtà di Giancarlo Fisichella, proveniente dalla Force India che, insieme alla Red Bull, qualche colpo a sorpresa positivo ha regalato.
Un 2009, però, caratterizzato anche dal crush gate (dal 1° settembre in poi, pag 98 e seguenti) che ha coinvolto Nelson Piquet Jr, la Renault e, sopratttutto, Flavio Briatore, personaggio simbolo di questa formazione, ma per certi aspetti anche scomodo, fatto fuori da questo mondo, in particolare dal massimo dirigente Max Mosley, costretto a non ricandidarsi. Nelle nuove elezioni del 23 ottobre c’è stata la netta vittoria di Jean Todt (23 ottobre, pag 125) La speranza è che ci sia un netto cambio di rotta, con regole più chiare, certe, uguali per tutti, meno scandali, più spettacolo. Per la verifica bisogna attendere il nuovo campionato.
Per ora non resta che rivivere quello appena terminato attraverso le pagine di questo volume lungo, dettagliato, costruito con la solita meticolosità, voglia di non trascurare tutte quelle notizie, curiosità, ritenute utili, interessanti. Confermato la struttura del libro precedente, con un indice snello (solo 7 voci) che, però, nasconde capitoli ampi, precisi con informazioni, come al solito, reperite durante le dirette di RaiSport delle corse e delle qualifiche, dalle interviste del post gara, dagli articoli pubblicati su www.sportmediaset.it, www.sky.it, oppure dai quotidiani “Il Mattino”, “Corriere dello sport – Stadio”. Tutto, però, riprodotto con parole mie, tranne pochi testi copiati fedelmente o in gran parte, ma opportunamente segnalati (anche la firma del giornalista). Un lavoro complesso animato sempre dalla grande passione per la Formula 1 e dall’infinita voglia di raccontarla, tramandarla ai posteri, sperando, magari, di riuscire ad avvicinare nuove persone a questa disciplina.

 

 
 
 
  

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