LA MIA FILOSOFIA PDF Stampa E-mail

 

Mi piace fare il giornalista perché:
1)      mi piace vivere serate indimenticabili, entusiasmanti, come la festa scudetto del Milan allo stadio Mezza (ingegnosa, spettacolare, particolare), la finale della Champions League 2011 (da favola il nuovo Wembley, bello l’ordine, la tranquillità degli spettatori, il rigore non opprimente del cerimoniale), l’ultima finale della Coppa Italia (da brividi il calore del pubblico, prevalentemente siciliano, ascoltabile nel sottofondo della diretta televisiva) e potrei dilungarmi all’infinito menzionando molte altre circostanze. Manifestazioni da vivere, raccontare facendoti trasportare dalle emozioni, sensazioni dei protagonisti senza però deviarmi dal mio ruolo, rimanendo distaccato nella maniera giusta.
2)      Sono un grande appassionato di sport, sfegatato d’alcune discipline (calcio, formula 1, basket), amante di altre (ciclismo, podismo), rispettoso dei requisiti, della bellezza di molte che non amo, ma seguo quando posso (volley, scherma, nuoto, pallanuoto, arti marziali). Mi piace raccontarle in tutti i loro aspetti, nel bene e nel male, con onestà, obiettività, senza preclusioni per nessuno
3)      Per questo lavoro sono disposto a sacrificare i giorni festivi, a svegliarmi molto presto o a fare tanto tardi la sera, a lavorare per diverse ore senza soluzione di continuità, a modificare gli orari tradizionali di pranzo e cena. Neanche le avverse condizioni metereologiche mi fermano e posso enunciare alcuni esempi significativi. Al mio debutto alla 10km podistica di Qualiano pioveva incessantemente e non avevo l’ombrello. Mi ha riparato un conoscente quartese, presente per motivi propri ed a me, prima di quel momento, sconosciuti all’evento. Spesso è piovuto anche quando ero allo stadio di Monte di Procida o di Baia per seguire le partite di calcio e, dopo i primi rovesci incassati, mi sono organizzato munendomi di eschimo, ombrelli e mini block notes (più facilmente proteggibili di quelli grandi)
 

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