| Non mollare mai. Credici sempre |
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Come per il calcio anche a questa disciplina ho dedicato diversi volumi. Il primo risale al 2004. Questo ed i successivi sono scritti sui quaderni e rappresentano ognuno l’evoluzione del precedente sino a giungere al migliore che è “Non mollare mai. Crederci sempre” riguardante il campionato mondiale 2007 che si fregia dell’introduzione dell’amico collega Mario Ricciardi.
LO SPORT PER LO SPORT.
Onorato di introdurre questo lavoro del collega e amico Andrea, e lasciando alla sua competenza la “verità” tecnica e statistica di un campionato automobilistico sicuramente non noioso, mi vorrei soffermare sull’inciucio della Formula Uno di quest’anno.
Tutto è bene quel che finisce bene. Ha vinto la Ferrari sulla McLaren sia in pista sia in tribunale. Ma molti si sono chiesti, fu vera vittoria? Si, la Formula Uno 2007 è stata investita da uno scandalo di spionaggio e sabotaggio ai danni della Ferrari da parte della scuderia McLaren, l’eterna rivale che quest’anno ha cercato di giocare sporco ma non per vincere sulla pista, nella competizione sportiva, nella corsa vera e propria. La McLaren voleva il dominio sul marchio Ferrari e non sul team Ferrari. Due cose che per molti si sovrappongono ma che, invece, camminano su strade parallele senza mai incontrarsi, pena l’essere onesti. Uno è il potere economico, l’altro lo sport. Un potere economico che ha messo nei pasticci il tecnico della “rossa” Nigel Stepney e quello del team anglo-tedesco Mike Coughlan, robots di un sistema molto più grande di loro che gli ha imposto di barare, imponendo al primo di sabotare la Ferrari durante il Gp di Montecarlo mediante una sostanza bianca che avrebbe intasato i motori, e al secondo di essere un portavoce dello “spione” della scuderia italiana d’informazioni tecniche. La Mc Laren ha più volte proclamato la propria estraneità dai fatti, ma il World Motors Sport Council della FIA ha sentenziato il 13 settembre 2007 l’annullamento di tutti i punti conseguiti dalla rivale ferrarista nel Campionato costruttori ed il pagamento di una multa di USD 100.000.000.
Lo sport ha vinto su tutti e su tutto, anche sull’illegalità. La malizia ha perso, e anche gli avversari come Fernando Alonso, con un sauvoir-fair di un falso eclatante, hanno detto che Kimi Raikkonen ha meritato il titolo ma solo …perchè “…nel 2003 ha lottato con Michael Schumacher, nel 2005 con me e adesso l’ha finalmente vinto. E’ una brava persona, lo merita” (?!). Ma questi atteggiamenti sono accettati, perché fanno parte dell’invidia della perdita, della rabbia genuina del gioco, della corsa. Quello che non accettiamo è il barare.
I tecnici di Maranello in Brasile hanno esultato così come tutto il mondo che crede allo sport per lo sport. Sintomatico e, direi, chiarificatore è stato l’epilogo di un Gran Premio atipico dove la Ferrari ha meritato il campionato, il suo campionato di alti e bassi, un campionato vinto dagli uomini onesti che alla fine sono sempre ripagati forse solo con una pacca sulla spalla ma che sicuramente possono dire di aver contribuito alla vittoria dello sport.
Con simpatia
Mario Ricciardi
Giornalista.
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