9 gennaio, LUIGI DI MEO, LA MIA MARATONA DI NEW YORK PDF Stampa E-mail

 

All’ultima edizione della Maratona di New York, svoltasi il 1° novembre scorso, hanno partecipato 5 tesserati del Pozzuoli Marathon Club. Riportiamo il personale racconto di Luigi Di Meo (al traguardo in 3h 10’ 15”). “La sveglia è fissata per le 4.30, ma alle 3 siamo già tutti in piedi per un the: è l’inizio, senza riposo, del Grande Giorno. Preciso, alle 5.30, giunge il bus che ci porta ai traghetti per il primo guado del Ponte di Verazzano. Un’altra navetta ci porta alla zona di partenza. Mancano 2 ore allo start. Entriamo in cinque e mi ritrovo poco dopo da solo alle prese con brioches, barrette energetiche, the caldo. Un morso alla barretta, un sorso d’acqua, un po’di stretching e via la tuta che ci riparava dall’umidità del mattino. Si arriva al ponte, inno nazionale, introduzioni dei top runners, conto alla rovescia, sparo del cannone e via! Il primo miglio, in salita, è solo un volare d’indumenti e raffiche di vento. E’ il momento dell’adrenalina a mille. Le scarpette che calpestano il  suolo è la sinfonia. Io sono uno dei 443741 (3500 italiani, tra cui i compagni di squadra Carmine Morisco, Giorgio Torella, Gennaro Intermoia e Raffaele Scamardella che, al debutto a 55 anni, ha chiuso la prova in 3h 59’ 33”). Dopo circa 2 miglia lo sbarco a Brooklyn. Alla prima curva  l’impatto con la folla è stato inebriante: voci festanti e musica mi accompagnavano e mi spingevano forse più del dovuto. L’abbraccio con la gente diventava sempre più intenso. Era un susseguirsi d’emozioni fino a quando il satellitare mi ha riportato all’aspetto tecnico della gara 21 km in 1h 29’. La mente è libera, le gambe vanno da sole, non mi resta che procedere e, dopo l’attraversamento delle tre miglia del Queensboro Bridge, di nuovo preda del pubblico. Il mondo era là concentrato e gli occhi colmi d’ammirazione delle persone mi riportavano sui 4’al km. Dopo l’ennesimo saliscendi, inaspettatamente, un tendine della gamba sinistra blocca il mio passo. Mi fermo ed accosto a destra, 2’ di stretching e via ad andatura ridotta. Era già in agguato la gamba destra, che a 2 miglia dal traguardo mi prende in ostaggio per altri 2’. Al Central Park mancava poco ancora, 400m, non era ancora finita, quando la fame mi blocca la mente. Dal taschino riesco a prendere l’ultima bacchetta energetica, ma devo fermarmi per aprirla con i denti. La divoro e taglio il traguardo  esausto, abbracciato ad un altro podista e ci chiediamo: “A quando la prossima ?”.
 

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