| 17 aprile, TRAVAGLIO: "LE MIE 5 VITTORIE? UN RECORD DIFFICILE DA EGUAGLIARE" |
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OGNI ANNO DALL’ARGENTINA, DOVE VIVE, IN ITALIA PER PRESIEDERE ALLA CAPRI NAPOLI.
I record sono stabiliti per essere battuti, ma in questo caso migliorarlo sarà molto difficile. Vincere ben 5 edizioni della Capri Napoli non è un risultato da tutti come dimostra l’albo d’oro (l’argentino Claudio Plit s’è fermato a 4, sono a 2 i più recenti Yuri Kudinov e Peter Stojchev). Giulio Travaglio è riuscito a fissarlo perché aveva grande forza fisica, ma soprattutto di volontà. Con queste doti e, tantissimo lavoro in piscina, nel 1965 (9h 21’ 49”), nel 1966 (8h 15’ 13”), nel 1967 (8h 13’ 37”), nel 1968 (8h 12’ 52) e nel 1970 (7h 31’ 47”) ha terminato avanti a tutti i 36km che, in linea d’aria, separano l’isola di Tiberio al capoluogo campano. E’ entrato così di diritto nella storia di questa gloriosa traversata di nuoto. Per assistervi, oggi, ogni anno torna in Italia dall’Argentina dove risiede nella sua bella casa, con piscina, immersa nel verde. “Adesso è cambiato tutto rispetto ai miei tempi – esordisce – Prima valeva per l’assegnazione del titolo mondiale della Federazione Internazionale di lunga distanza, ora è nel calendario della Fin cui, però, interessano solo le gare di 10 e di 25 km, non questa oppure quelle di 88 e 57 km argentine o la 47km del Canada. Queste ultime sono prove in cui i nuotatori delle altre non riescono a competere con gli specialisti”. Serve una preparazione completamente diversa. “Se esiste una differenza tra il campione dei 50m, dei 100m e dei 200m ancor più vale per questa – spiega – Io mi allenavo 6 ore al giorno, 3 al mattino ed altrettante al pomeriggio, per ben dodici mesi. Poi cambia l’alimentazione, ma soprattutto ci vuole moltissima volontà perché tutti siamo bravi a parole, ma quando sopraggiunge la stanchezza si pensa di fermarsi ed, invece, bisogna continuare. E’ in quel momento che inizia il vero lavoro e si capisce chi può vincere e chi no. Io mi sono organizzato gli allenamenti da solo perché in Italia non c’era nessuno che poteva dirmi qualcosa. Sono contentissimo perché è andata bene”. Ma è stato necessario parecchio sudore, fatica, ma a spingerlo c’era anche una grande delusione. “Nel 1962 – racconta – fui convocato per un meeting internazionale, poi improvvisamente decisero di mandare un altro al mio posto motivando la sostituzione con una mia malattia non vera. Se lo sport era questo decisi di lasciare, di restare meglio solo che male accompagnato. Decisi di fare quello che volevo tanto se ero bravo andavo avanti, altrimenti mi fermavo. Iniziai ad allenarmi intensamente. A Napoli c’era il tecnico dell’Italia, Buby Dennerlein, che notando i miei tempi strepitosi, migliori del loro campione dei 1500, mi propose di tornare nei ranghi federali, andare all’Olimpiade di Tokyo, in cambio dell’annullamento della squalifica a vita ricevuta per la partecipazione come amatore alla Capri Napoli del 1963 (2°, 5° assoluto). Non accettai, non mi interessavano i giochi, preferivo restare nelle competizioni dov’ero più libero è apprezzato”. E’ stata la decisione che gli ha cambiato la carriera. Affinando le tecniche di lavoro è giunto al livello competitivo dei caimani argentini e dei coccodrilli del Nilo (gli egiziani) battendoli per ben 5 volte. “Nel 1969 – ammette – mi ritirai. C’era un mare tremendo, una tempesta molto forte. Il vincitore, il mio amico siriano, Marawah Saleh, la finì in 11h 1’ 20”. Il mio successo più bello è stato il secondo. Quell’anno trionfai in tutte le gare del mondo (5 in Canada, 3 in Argentina, 1 in Jugoslavia). Ora guardo gli altri, ma penso che difficilmente sarà eguagliato il mio primato pur se ci sono alcuni atleti bravi. Devo riconoscere che a motivarmi era anche l’essere partenopeo, gareggiare in casa, davanti a mio padre che all’estero non mi seguiva e mi invogliava a ripresentarmi a questa traversata”. Genitore (ex nuotatore) importante anche perché lo ha avvicinato a questo sport, preparato per le gare del Ferragosto. “Nel 1958 sono passato al Circolo Nautico Posillipo – narra – Dal bravo tecnico olandese Cornelius Van Nile ho appreso tanto. A quel tempo tutti i miei compagni si preparavano per le distanze brevi dei campionati italiani, a me chiese di specializzarmi sui 1500. Mi impegnai sempre al massimo per migliorare continuamente. Ho sempre creduto che l’uomo dovesse adattarsi all’acqua, diventare un elemento unico con lei”. In quel periodo ha conosciuto un altro grande dello sport flegreo, Enzo D’Angelo. “Era un giovane che seguiva le mie gesta – ricorda – Convinsi lui ed il fratello Peppe a venire con me in piscina al Posillipo con cui ha partecipato anche a delle competizioni. Poi passò alla Rari Nantes, alla Canottieri ed infine alla pallanuoto in cui è stato bravissimo. Un ragazzo d’oro”. Scomparso troppo presto, quando poteva ancora dare alla sua amata disciplina. Ha altre idee per il futuro Travaglio. “Dopo aver esortato il mio amico Luciano Cotena a riprendere la Capri Napoli, uno spettacolo che alla città mancava, sto pensando di creare una federazione internazionale alternativa per le prove su grandi distanze. Né sto parlando con gli organizzatori delle stesse. In questo modo ci staccheremo dalla Fin, ci sarebbe un budget più alto per i partecipanti. Penso che sarà più bello con il titolo mondiale assegnato ogni anno in una gara diversa”. |


