| 24 ottobre, SPINELLI, IN GIRO PER L'ITALIA, MA CON IL CUORE A POZZUOLI |
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DALLE GIOVANILI DEL PUTEOLI ALLA SERIE A CON NAPOLI, BIELLA.
Ieri una cosiddetta “testa calda”, oggi un ragazzo tranquillo. Questa l’evoluzione dell’uomo Valerio Spinelli che da quando s’è sposato ed ha avuto una splendida bambina ha, come si vuol dire, messo la testa a posto. “E’ vero, prima di questi due lieti eventi ero quel genere di persona – conferma – Nel tempo libero mi piaceva ascoltare la musica, andare a ballare, stare con gli amici, ora sono cambiato, ho una vita più tranquilla, regolare. Non dimentico gli amici, ma le mie principali attenzioni sono per mia figlia, voglio seguirla nella crescita”. Non è, invece, mutata la sua grande passione per il basket cullata sin da bambino. Anni in cui la maestra delle scuole elementari, la signora Antonietta Terracciano riferisce che “il suo amore per questo sport era predominante su tutto, era la principale inclinazione d’un bambino molto vivace, determinato, che sapeva stare con gli altri”. “Quando avevo 5 anni – racconta Spinelli – due miei amici praticavano questa disciplina. Io seguivo i loro allenamenti poi decisi di provare e, da quel momento, non ho più smesso. Sono passati talmente tanti anni che non ricordo più i nomi di quei compagni, ma certamente non hanno proseguito quel percorso sportivo”. Una strada che a lui ha consentito di vivere molte esperienze e regalato tante soddisfazioni come esordire in serie A2 a soli 16 anni. “In quella stagione ero il 10° uomo del Serapide Pozzuoli del professor Biagio Lubrano – ricorda – Eravamo a Sassari quando durante la partita s’infortunò Leonardo Busca, il nostro play titolare. Per consentire a Michele Marino di rifiatare qualche minuto, fui gettato nella mischia. Ero molto giovane, non mi aspettavo di debuttare, avevo tanta paura, ma andò bene. La squadra vinse ed io segnai anche un punto”. E’ stato il primo d’una lunga serie. Dopo essersi messo in luce con la casacca flegrea, nel 1999 passò al Teramo in B1. Poi a seguire Scafati, Caserta e Montecatini. “Con la formazione toscana ho adottato per la prima volta la maglia con il numero 9 – confessa – Nei primi anni di carriera ho cambiato un po’, poi, dopo aver centrato la prima promozione dalla B1 alla Legadue con quella cifra ho deciso che era il mio portafortuna e l’ho mantenuta anche successivamente”. Nel 2004 firmò per il Basket Napoli. Il primo ottimo campionato (35 presenze con 273 punti e 77 assist in 780’ complessivi) gli valse la convocazione in nazionale. Nel 2006 conquistò la Coppa Italia e raggiunse la semifinale dei play off scudetto. Dopo il brevissimo ritorno a Scafati, nel novembre 2007 l’approdo a Biella. “Le società cui sono più legato sono Montecatini e Napoli – rivela – Il motivo è semplice: lì ho vissuto annate vincenti, in cui ho ottenuto le maggiori soddisfazioni sportive come la vittoria della Coppa Italia. In quel roster partenopeo c’era anche Lynn Greer che ammiro tantissimo. E’ stato uno dei più forti, forse il miglior cestista con cui! ho gioc ato. Ricordo con piacere questi sodalizi, ma anche quello piemontese. L’ultima è stata una bell’esperienza”. Qui s’è momentaneamente interrotta la sua carriera. Attualmente è senza contratto, ma in attesa perché a 30 anni ha ancora tanto da dare alla pallacanestro ed ha nuovi obiettivi da raggiungere. “I miei sogni nel cassetto sono due – svela – Partecipare ad una competizione con l’Italia e vincere lo scudetto. Per certi aspetti sono legati ed in ogni caso senza giocare non posso inseguirli. Per ora mi sto allenando (con il Centro Serapide Pozzuoli di serie B dilettanti) in attesa della proposta giusta. Bisognerà aspettare un po’, la serie A è appena iniziata”. Solo due giornate sono state disputate ed ogni compagine ha avuto troppo poco tempo per valutare le eventuali carenze della propria squadra e se può essere utile l’innesto di Valerio Spinelli che si tiene aggiornato su tutto. “Sto seguendo con attenzione il campionato – dice – Domenica 11 ottobre sono stato a Biella ed ho visto il match con Caserta, domenica scorsa sono stato al PalaBarbuto per il derby tra la nuova Napoli ed Avellino, in questo fine settimana non so dove sarò. Mi auguro di riuscire a vedere live anche le realtà cestistiche di Pozzuoli che a distanza seguo sempre. Sono molto legato alla mia città in cui vivono tutti i miei amici d’infanzia con cui sono cresciuto. Quando sono libero da impegni sono sempre lì con piacere perché mi diverto tantissimo. A me sta benissimo come città”. Un ottimo testimonial per l’antica Dicearchia, la cui amministrazione comunale, in occasione del Galà dello sport 2008, lo ha premiato per la sua attività sul parquet. In attesa che riprenda più florida di prima è interessante conoscere cosa immagina di fare, qu! ando sar à l’età ad imporgli d’appendere le scarpe al chiodo. “Una mia idea è intraprendere la carriera d’allenatore di formazioni senior – dice – Adesso non sto ancora valutando il mio futuro lontano perché ho ancora la mentalità da giocatore, però, questa potrebbe essere una delle ipotesi praticabili”. Non sarebbe male, avrebbe un bel bagaglio d’esperienze da cui attingere.
DICONO DI SPINELLI.
Sono tante le persone che lo conoscono. Difficile contattarle tutte. Abbiamo scelto due che possono parlare di lui dentro e fuori del campo. “Valerio è un ragazzo veramente semplice, umile, dolce – dice Mario Innocente, capitano del Centro Serapide Pozzuoli e suo grande amico – Ci conosciamo da tanti anni, lo ricordo quando piccolissimo veniva a vedere gli allenamenti della mia squadra flegrea e già si prendeva il pallone per palleggiare, tirare. Poi è cresciuto ed è diventato quello che merita d’essere: i numeri parlano per lui”. Ma non solo. La carriera di Spinelli è legata anche ad alcuni aspetti del suo carattere. “Da juniores – spiega coach Mimmo Maddaluno, suo allenatore al Sant’Antimo – la sua forza era la consapevolezza d’essere il più forte e di dimostrarlo sul parquet dove voleva misurarsi sempre con i migliori. Aveva una forte personalità e non mollava mai. Doti che ho rivisto in lui tutte le volte che ci siamo incontrati successivamente. L’unica differenza è che ora si sente veramente realizzato”.
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